The Last Winged Time

Francesca Luppino, in questa sua composizione, riscrive in un’inedita prospettiva alcuni capolavori shakespeariani, nell’ottica del corso I drammi romanzeschi di Shakespeare I: Pericle e Cimbelino. Fonti e motivi, Letterature comparate B, mod. 1, e mod. 2, I drammi romanzeschi di Shakespeare II:  Il racconto d’inverno e la Tempesta, prof.ssa Chiara Lombardi.

The last Winged Time
is a four-part stream
which could be seen
as an angel first
as the wind of Choice then
as the plague of decay
and as the arms
of a mother at last.
It is the last
for every man
as his one life is,
which is lived for its invisible drops.
The last Winged Time
is the only touchable god
for atheist souls
and the main equal faith
for a rich and poor humanity.

*

PART I
scene i
Ma Morire
è per tutti?
princìpi a parte
Morire è da prìncipi
siamo tutti degni del regno dell’abissale conoscenza?
La meta conoscitiva anche dei bambini
è assurdo
patetico, parlare di uguaglianza
su queste cose
Morire non è per tutti
Morire è sentire la spinta verso il buco
d’altrove
dove il vento smette di soffiare
finalmente. Pace.
dove la luna illumina quanto il sole
e dove il tempo si sfilaccia le ali
le poggia nel fluttuante attorno
si guarda in giro
e pensa di farsi una passeggiata
ora che la commedia è finita.
Non credo nella resurrezione
nella seconda possibilità
né nel Paradiso.
L’Eden possibile è nella testa per fortuna
solo lì
se no saremmo rovinati.
Meglio perdersi e ritrovarsi da soli
nel peccato
il mondo non deve vedere
il mondo non deve mai vedere.
Ma qui, qui è tutto sigillato
imbottigliato con cura
poi magari versato
come adesso
ma mai come all’origine
mai come appena colto.
Lo stesso è l’uomo
che non è mai lo stesso Morendo
mentre viene versato, l’uomo
cambia
ma non ogni uomo, almeno credo
cambiano i peggiori forse
avrebbe senso
cambiano gli scartati a fine fila
avrebbe senso
cambiano i superficiali
avrebbe senso
i vinti cambiano
vincono
e capiscono.
Morire è per i vinti in vita
Vivere è per i morti in vita
e i vincitori?
Quelli non se ne accorgono nemmeno
non se lo aspettavano
ritardavano
si nascondevano tra i ceppi verdoni
tra le opere d’arte
tra le culle
credendo ancora nell’immortalità e nelle fate.
I vincitori vanno bene per romanzi
personaggi per commedie.
Il resto è prosa d’arte
flusso, errore, verità
finalmente. Redenzione.

scene ii
Piango come le giovani bestie piangono;
piango se questi miei pensieri mi fan male;
piango per i tetti dei palazzi,
che li raggiungono ma non li superano;
e piango per i cieli
che non piangono mai, ma guardano
e si lasciano ritrarre
col colore della natura che sembra finire sempre
per primo
nella memoria di ognuno.
Non mi ricordo il colore dei prati
ed ho bisogno di corrervi
spogliarmici
con un giovane accanto e bello dev’essere,
che corra insieme a me
senza dire una parola, e con la luce forte del giorno negli occhi.
Lui mi farà sdraiare sull’umida terra
scura
coperta dai peli di nostra madre
dove mai ci fece ribrezzo dormirvi qualche ora d’estate,
e chiedendomi di attenderlo
correrà a raccoglier fiori per me
da incoronarmi e da coprirmi
vestirmi di piume
e soffiarmi nei raggi del sole,
trasformando la mia bruttezza in una tomba giuliva,
in una mascherata,
in un carnevale da pastori.
Quasi interamente vestita di petali ripenserò
a quanto ho pianto
quanto ho sospettato
della mia inutilità: tutto quel male fattami
tornerà a galla e vi camminerò sopra
come fosse fatto di fresche ninfee,
vi ci dormirò sopra
senza che il cuscino si renda duro e crespo di sale
senza che il mondo possa sbagliarsi
ancora
su di me e sulla mia vita.
Sarò giovane come solo le divine creature
possono davvero essere. Ho vissuto nella grotta.
Lì ho finito il pennarello azzurro
e lì ho sognato tanto
cambiando lato del cuscino ogni notte
ma ora posso uscire
ora mi si lascerà andare al vento,
cadrò nei dirupi finalmente
e saprò di non essermi mai sbagliata
di poi così tanto, sull’arte di morire.
Ora poggio le lenti a terra
lavandomi
la faccia da artifici
nulla vedo, tocco e basta il mio corpo
che non è abbastanza
ma nel suo essere mostro, l’aria tra le branchie
si fa sentire.
Ora capisco. Capisco
che nuoterei mari interi al mondo
e che è un oceano
quel che ho da dire.

PART II
scene i
Lassateme sta’.
Ho capito che comannate voi, su de me
perché io c’ho scelto? Laggente
che me porta via, come voi
che mi costrignete ad esse’, senza il tempo de capì
infonno, che vorrei solo nun dove’ esse’
ciò che vorrei nun esse’.
Io ora ve cedo
ma state certi che gni’ finisce qua.
Io so’ er più timido e nun vedete che sto
a fatica’, pe’ stuprarve
co’ ‘e parole mie.
E stateve boni che nun me sto
appoggia’.
Io me sostengo. E vivo.

scene ii
“Abbattimi Dio
o fammi essere chiodo rovente
a sollevar e tener presente
il corpo del martire
dell’anima e mente mia.
Fammi corda di sipario
a tener su il cielo stellato.
Fai di me qualcosa
o abbattimi come si suol fare
con le piante morte
per troppa sete e poc’Amore”.

Vorrei esser degna di essere immortale.
Mi basterebbe il vostro Credo.
Non ve la sentite? Perché io ve lo chiedo
in ginocchio.
Ma lo so! Lo so, che mi trovo in un mondo
di Dimostrazione e parlo di Credo.
Guardate! Ridete!
Ho talmente la faccia da ‘credo’
che non ci crederete mai.
Ma il naufragio non è più un tormento
a me, ormai.
Certo, ho paura che sia tutto
solo un diario.
Ma Tiresia ha detto che vivrò a lungo
come Narciso, se non vedrò me stessa.
Mi vedrete voi! Che bello!
Un peso in meno: menomale!
Menomale che finché non appartengo a questo mondo
non avrò mai un grado di rabbia
e mi consumerò piacevolmente per compiacervi.
La mia parata è iniziata
son pronta a scomparire
e a lasciar due canzoni
come asciugamani per i vostri piedi
miei signori.
L’arte non è più una ribellione
per me, ormai.
E ringrazio voi se ad oggi conosco il vetro che è me stessa.

PART III
scene i
Il tempo che i re misurano
in stelle acquee
è lo stesso degli abitanti dei campi di grano dorato?
L’oro ci asfalta tutti.
Gli occhi lastrati e forgiati
come nuovi
ma ecco il trucco
che ho capito: funzionan meno di prima.
La mente rimbomba suoni meschini
acuti e metallici
ed hai il cuore come un garage
il tuo sangue vi cerca posto
ma è già pieno
di altra roba e gente, non capisco.
Forse ho esagerato.
Ho preso la stella al volo
me ne sono andato via dal Mondo
a cavalcioni di quel proiettile dorato
che mi ha portato in una roulotte.
Parlavano di mirtilli laggiù
ma ho visto solo sangue, era sangue, si sangue
e ne bevvi troppo
per essere ancora così giovane com’ero.
Ho sentito tutti dire che non c’è più
Nulla
da pregare. Perché Dio è morto
ed io non sono che la sua fica squarciata contro un muro.
Ero davvero troppo piccolo per bere quei calici così puri e densi.
Troppo orgoglio.
Ma dato che ora son re
penso che perseverò in tutti i miei peccati
così da poter farmi delle ali
e scuoterle magari.
Io spero che voi tutti mi amiate come a corte
noi amiamo tutti voi
e voi farete lo stesso, di certo.
Ci farete sesso con la corte, di certo.
O luna dolce di miele
che parole dolci di miele pronuncio
stasera.
O luna dolce di miele
sento che ti verrò a prendere presto
questo mondo-oceano è così crudele
che muta i miei modi,
come i tuoi.
Io son re ma tu no
io canto ma tu non puoi
io bevo e tu brilli
io uccido e tu sei santa.
Io provo invidia per te, o mia luna senza occhi.
Inalo e sniffo polvere di stelle acquee
tutto il giorno
bacio le ninfe acquee
dono pesci ai mondi acquei
e le maree ancora
mi odiano.
Io provo invidia per tutti quanti.
Provo invidia per me
che solo in questo sono più giovane di com’ero
prima.

scene ii
Ricordo i cipressi che disegnavo
con te, mamma
e gli elfi nella foresta.
Adesso ho l’India in testa,
e gli stessi (della foresta)
ridono di me.
Ma adesso ho l’India in testa, mamma
ed un canto lontano
che voglio,
che devo
e che ho bisogno di ascoltare.

Giustiziata.
Giustificata.
Non trovo la mia salvezza
ed ho avuto la mia possibilità di avere Fede
ma né il Suo Sacrificio
né il sacrificio di nessun altro, basterà
mai.
Mamma, Senta sono io.
L’Olandese Volante sono io.

PART IV
scene i
O Ariele, ti canto il sole
ma cerco ancora la notte
ed eri tu
ad avermi promesso una cometa
d’oro.
Allora sarà il mondo
a trovare quel miracolo in me:
una cadaverica Venere,
un fuoco che continuerà
a bruciare
quando tutto attorno sarà
ormai cenere.
O Ariele, ti canto il sole
ma non la voglio nemmeno più
la tua notte
ne ho solo più paura;
che la cometa d’oro non venga vista
che il miracolo smetta di esistere
e che Dio rimanga a dormire
ancora così distante
da me.

scene ii
‘Quel che è fatto è fatto’ è stato detto.
L’immagine che ci è stata data
l’abbiam guardata e riguardata, odiata e mascherata, smascherata
e riconosciuta, come
naturalmente
bella e pura e nostra.
I muri ormai sembran porte di vetro
la mente si abbandona e le apre
vi passiamo attraverso.
A terra siam caduti e lì
rimasti, distesi ora
ne siam parte
ed è famiglia il fango
se l’odore di natura è casa nostra, come la pioggia è domenica.
Il cambiamento non è nemmeno avvenuto
a parte qualche solco in più
l’anima funziona
e vola quanto prima ma è più
labile, piange prima (vero padre?)
e gli occhi sono umide biglie: è il mare
che ci renderà infanti ancora.
Madri di noi tutti,
o mare mio nero
copri il mio vello trasparente e idiota
di pelliccia vistosa e tingi
le mie cortine antiche;
che mi si noti nell’abisso, come mai in superficie fu.
I palazzi volli erigere da giovane
ed ora non li vedo
da qua, nemmeno più.
La statura è diversa e le nubi son più fitte.
Temo che il Nulla
non abbia digiunato questa volta.
In effetti il copione si sapeva
dall’inizio
devo ammettere che lo avrei ucciso
quel drammaturgo maledetto, che mi chiamò a recitare
e recitare e ripetere di fingere e fingere
di ripetere, ancora
e di più e ci morii.
La tragedia aveva questo epilogo dall’inizio,a
chiaro, tutto torna
ma il cielo almeno l’ho strappato
e lo ricordo solamente, come un sogno
chissà se vero.
Mi fischieranno le orecchie, spero.
Mi pruderanno le dita, spero
e mi solleticherete i piedi, spero
coi vostri nuovi palazzi,
ragazzi
vi prego io che accada.
Non lasciatevi tranciare come torte.
Perché per fortuna
non si è qui per esistere, e voi
per fortuna, come me,
mai esisterete.

4 commenti su “The Last Winged Time”

  1. Grazia estrema in questa analisi (tipica della penna che l’ha scritta, che posso dire di avere la fortuna di conoscere) dei temi più dolci e amari dell’opera shakespeariana, con un tocco personale che rende tutto più mistico. Brava ❤️

  2. Complimenti a te che sai scrivere come chi ha bisogno di salvarsi e per questo lo fa.
    Questa operetta ha un filo conduttore che arriva a toccare tanti punti critici e intensi; una di quelle che ti fa pensare “perché non ci sono arrivato anche io”.
    Ad altre mille parole così.
    Gianni

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