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Lo strano caso del “novellario” copiato. Un racconto umoristico su una questione critica seria

Andrea Palemburgi, in questo suo racconto breve, riscrive in chiave narrativa la questione critica inerente le possibili influenze del Decameron di Boccaccio sulla raccolta Canterbury Tales di Chaucer, nell’ottica del corso di Letterature Comparate, Il personaggio nella novella europea: Boccaccio e Chaucer (Prof.ssa Chiara Lombardi).

“In questa mia riscrittura, ho pensato come potrebbe essere il rapporto ‘opera modello’-opera-derivata’ ai giorni nostri, con la rigidità delle regole di copyright. L’idea dell’impostazione satirica e giuridica viene da alcuni scritti di Luciano di Samosata.”

*

Quando il signor giudice entrò in aula, trovò l’accusa e l’imputato ad accapigliarsi per terra e i loro avvocati a urlarsi addosso con parole incivili.[1]
«Fermi! Fermi!» gridò allora, correndo a separarli.
Per poco non si pigliò un pugno sul naso da uno dei due, uno con una buffa barba a punta, tal Geoffrey, e una gomitata sullo zigomo dall’altro, uno strano tipo vestito di rosso, tal Giovanni. [2]
Alla fine, però, riuscì a dividerli, dopodiché raggiunse la sua scranna e rifiatò.
«Allora,» continuò poi, «perché lor signori si trovano qui oggi?»
«Vostro onore,» cominciò Giovanni, «sono qui perché quello là è un truffatore, un copione, un…un plagio!!»
«Come ti permetti!» tuonò l’altro, e fece per scavalcare il bancone, ma il suo avvocato, che come l’altro a poco serviva se non per tener buono il suo cliente, riuscì ad acchiappargli il braccio in tempo.
«Ordine, per l’amor di Dio! Mi dica quel che è successo.»
Giovanni tossicchiò, per schiarirsi la gola, e cominciò: «Come tutti ben sanno, vostro onore, io sono uno scrittore molto famoso…»
Geoffrey fece una pernacchia.
«…Uno scrittore famoso, e questo signore qui presente ha deciso di prendere il mio lavoro, copiarlo paro paro e spacciarlo per suo!»
«Ma cosa dici!» esplose l’altro.
«Uno alla volta, per favore! Giovanni, continui lei.»

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L’antologia de <La Morza>, da Giovanni da Certaldo curata e raccolta

Elisa Maisa, attraverso questa rivisitazione, tenta di dare un tocco di creatività alla già di per sè geniale cornice boccacciana, attraverso una racconto quadro che indaga il fenomeno salentino della Taranta, nell’ottica del corso di Letterature Comparate Il personaggio nella novella europea: Boccaccio e Chaucer (Prof.ssa Chiara Lombardi).

In questa mia rivisitazione ho tentato di enfatizzare il ruolo chiave ricoperto dalle donne nella narrazione boccacesca, sottolineandone la vitalità. La centralità della parola e dell’ascolto, inoltre, si è rivelata un aspetto cruciale della mia composizione, intorno alla quale ha preso forma l’intera vicenda. Attraverso il personaggio di Nunzia, infatti, il lettore riscopre se stesso empatizzando con la protagonista, la cui lotta interiore si trasforma in una catarsi che non libera solo il corpo, ma anche l’anima.

*

Graziosissime donne, io non voglio per me alcuna lode. Dopo lungo peregrinare, errando e vagando alla ricerca di esperienze dalle quali attingere racconti da narrare, mi ritrovai improvvisamente forestiere della vita e questo racconto è semplice trascrizione di ciò che ho udito e vissuto.
In qualità di attento, veritiero e fedelissimo ascoltatore (anziché narratore), mi accingo a riportare per iscritto questa raccolta di trame, tessute e intrecciate dalla cosiddetta “Morza”, meglio conosciuta come “la Tarantata”.

Morza la Tarantata fu vergine, giovane e onesta donna, di bell’aspetto a dai graziosi e gentili modi; la quale fu tristemente conosciuta a Galatina, piccola cittadina dell’entroterra salentino, per essere stata consumata irrimediabilmente dal morso della taranta.

Questo morbo ancestrale, infatti, colpí esclusivamente giovani donne, tuttavia non venne trasmesso per contatto come avvenne, invece, per la feroce pestilenza che colpì la mia Firenze: ogni giovane ragazza fu punta dalla propria Taranta e portó nel sangue un veleno solo suo.

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