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La favola di Didone, regina del bosco di Cartagine

Giulia Chiara Carbone, in questa composizione, riscrive in forma di favola la celebre opera di Marlowe The Tragedy of Dido Queen of Carthage, nell’ottica del corso di Letterature comparate, Formazione e funzione del personaggio femminile nel teatro europeo: Shakespeare e Marlowe  (Prof.ssa Chiara Lombardi).

Didone è una gatta che regna nel bosco di Cartagine, mentre Enea un leone che giunge da lei come un gattino smarrito. In questa mia riscrittura ho provato a restituire, attraverso la letteraria metafora zoomorfa, i caratteri dei personaggi di Marlowe in The Tragedy of Dido Queen of Carthage. Una volta decise le corrispondenze umano-animale, ho scelto di trasformare la celebre tragedia in una favola, cambiandone registro e finale.

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C’era una volta, nel bosco di Cartagine, una regina felina. Il suo nome era Didone, una gatta coraggiosa e forte che aveva superato molti ostacoli e aveva perso l’amato Sicheo. Nonostante ciò, aveva sempre mantenuto la propria regalità. In quanto regina del bosco e grande cacciatrice, spesso veniva paragonata alla dea Diana. Didone non era solamente rispettata dagli altri animali, ma era anche stimata ed amata, specialmente per la sua ospitalità.

In un luogo lontano discorrevano, giocherellando, Giove il pavone dalla splendida ruota e il suo amico pappagallo. “Che piaccia a Giunone o no, ti voglio bene” disse il pavone. “Ti voglio bene” ripeté il pappagallo, aggiungendo: “ma Giunone mi diede uno schiaffo”. Sentendo ciò, il pavone, dispiegando le colorate piume, disse: “Come osa schiaffeggiare il mio tesoro? Per Saturno e per questa ruota paurosa!”. Giunse Venere, volpe bellissima e astuta, adirata con il vanesio pavone che pensava solamente a divertirsi, invece che a curarsi della sorte avversa di Enea, leone naufrago, il cui destino era di fondare un regno e generare una regale stirpe. Il pavone, pieno di sé, rassicurò la volpe, confermandole che il destino di Enea era già scritto e che non c’era bisogno di preoccuparsi.

Enea il leone una volta era possente, fiero e regale. Purtroppo, però, la sua città, Troia, era stata distrutta e assediata dai lupi. Oltre ad aver perso casa e amici, non era più sicuro della propria identità. Egli si comportava, infatti, come un gattino smarrito che si muoveva a coda bassa. Gli capitò, ad un tratto, di scorgere un animale familiare, ma ricoperto di fango. Si trattava di Venere, conciata in tal modo per non farsi riconoscere; nemmeno la scura poltiglia, però, riuscì a nascondere il suo ineguagliabile fascino. Ella, prima di andarsene, diede indicazioni al naufrago, indicandogli un bosco vicino, in cui regnava la regina Didone. Giunsero leoni e leoncini che, riconosciuto il grande Enea, dissero: “qui la regina Didone è imperatrice, che per amore di Troia ci ha ospitati”.

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