
Una recensione di Valentina Cabutto
Un classico che non smette mai di essere tale:
Rossini al Regio di Torino, gennaio 2026
E voi, la conoscete la storia di Cenerentola? Se pensate di sì, in parte vi state sbagliando.
A gennaio il Teatro Regio si è riempito di strass e risate grazie a “La Cenerentola – ossia la bontà in trionfo” di Rossini. Un’opera, come tutte quelle di questo autore, realizzata per lanciare un messaggio importante senza renderlo retorico: l’ onestà ripaga sempre.
La protagonista, Angelica, detta Cenerentola, è una povera ragazza costretta ad accontentare e assecondare tutte le richieste delle sue maligne sorellastre e del suo perfido patrigno. Bistrattata e presa in giro da tutti, la giovane si ritrova spesso a pensare tra sé e sé alla triste vita che conduce, finché un giorno, un suo gesto di gentilezza le cambia la vita per sempre. La carità nei confronti di un pover uomo, in realtà un paggio del re travestito da senzatetto, la farà risaltare tra tante e la renderà la favorita tra le giovani che competono per avere la mano del principe. Dopo il famoso ballo a palazzo, a far sì che il futuro re in cerca di moglie possa riconoscere la donna misteriosa non sarà una scarpetta (come tutti noi ci aspetteremmo), ma un braccialetto che la stessa Cenerentola (coperta da un velo sul viso per non farsi riconoscere) gli dona prima di correre via.
Grazie all’inventiva del librettista, si assiste a una versione variata della storia che permette di apprezzare musicalmente l’opera. Per chi conoscesse altre opere di Rossini, è divertente assistere ad una rappresentazione de “La Cenerentola” cercando di capire dove è stata usato l’auto imprestato, la tecnica per cui il compositore riutilizza materiale per musiche precedentemente composte per altri lavori.
Il fascino di Cenerentola, insomma, rimane sempre lo stesso, e non sta nell’eccentricità delle sorellastre Clotilde e Tisbe, che passano ore e ore a vestirsi e incipriarsi, pronte poi a bisticciare per contendersi la mano del principe. La bellezza di questa storia risiede nella semplicità e nel silenzio della protagonista, Cenerentola, che non ha bisogno di abiti preziosi o braccialetti per mettersi in risalto, in quanto la sua bontà e la sua onestà brillano più di tutto questo.
Il suo carattere rimane invariato anche alla fine della storia, quando ormai sposata con l’uomo più ambito del regno, non condanna, ma bensì perdona sia le sue sorellastre che il suo patrigno, nonostante tutti gli ingiusti maltrattamenti da loro subiti nel corso degli anni. Questo perché, ancora una volta, Cenerentola non si nutre di rabbia o rancore, ma di amore e gentilezza, e le virtù di cui lei si fa portatrice sono quelle che, esattamente come dice il titolo stesso dell’opera, portano al trionfo.
Valentina Cabutto