Archivi categoria: Letture: Segnali/Excerpta

❧ SEGNALE 12 “Modernism. A Literature In Crisis” Terry Eagleton

“Modernism is a polythetic term, meaning one which refers to a class of objects with a number of shared characteristics, but where no one of these characteristics is essential for membership of the class. (‘Literature’ is another such word.)”

T. Eagleton, “Modernism. A Literature In Crisis”, New Haven: Yale University Press, 2025 p. 9.

Modernismo e marxismo sono due categorie spesso considerate inconciliabili. Eppure, la critica radicale ha corteggiato a lungo la letteratura d’avanguardia nel tentativo di definire l’aspirazione rivoluzionaria dei testi e delle loro forme.
Allo stesso tempo, critici più ortodossi hanno individuato nel modernismo un grave problema: l’avversione per il realismo.
Terry Eagleton torna su questi temi in un saggio coraggioso dove “The Waste Land” perde il suo primato e la bomba a orologeria al centro di “The Secret Agent” di Conrad diviene il cuore pulsante del movimento, sempre sul punto di esplodere. Dando un contributo importante agli studi comparati sulla letteratura sperimentale di inizio Novecento, nelle prime pagine Eagleton paragona il modernismo ai sogni: “perhaps modernism bears something of the same relation to realism as dreams do to our waking life, at once divergent from and dependent on it”. Parafrasando Moretti, siamo di fronte al solito problema di sempre: la storia, la retorica, l’immaginazione e il pericoloso modo in cui si intrecciano; se vi interessa studiare questo modo, segnaliamo “Modernism: A Literature In Crisis”.

In parallelo, consigliamo la lettura dell’ultima monografia di Barbara Lanati, “The Village Generation. Arte e dissenso nel modernismo americano”, Ombre corte, 2024.

❧ SEGNALE 11 “Imperialismi” Pierre Bourdieu

Quindi il significato e la funzione di un’opera straniera sono determinati dal campo di accoglienza almeno quanto da quello d’origine. […] perché il trasferimento da un  campo nazionale a un altro avviene attraverso una serie di operazioni sociali: un’operazione di selezione (cosa si traduce? Cosa si pubblica? Chi traduce? Chi pubblica?); un’operazione di «marcatura» (di un prodotto precedentemente «degriffato») attraverso la casa editrice, la collana, il traduttore e il prefatore. Quest’ultimo presenta l’opera appropriandosene, annettendola alla propria visione.

P. Bourdieu “La circolazione internazionale delle idee” in id. Imperialismi, Roma-Macerata: Quodlibet, 2025 p. 82

Pierre Bourdieu (1930-2002) è uno dei più influenti e citati sociologi del Novecento. Spesso citato – suo malgrado – come parte del triumvirato postmodernista insieme a Foucault e Derrida, ha dato un contributo originale al ragionamento di svariate discipline umanistiche. In ambito letterario la sua teoria dei campi ha cambiato il modo di relazionarsi alla letteratura come prodotto, mediando tra le interpretazioni “interne” (lo strutturalismo, la critica idealistica) e quelle “esterne” (il marxismo, la critica psicanalitica). Il suo programma di studio prevedeva una collaborazione transnazionale e transdisciplinare che ben si coniuga con gli studi comparatistici. 

Questo volume, curato dai suoi allievi Jérome Bourdieu, Franck Poupeau e Gisèle Sapiro (rispettivamente rappresentati dell’eredità lasciata nell’ambito degli studi economici, politici e letterari) e tradotto dalla sua più fedele mediatrice italiana, Anna Boschetti, rappresenta la raccolta di alcuni dei saggi più significativi della ricerca sui rapporti transnazionali. I saggi, e in particolare quelli di argomento letterario, possono mostrare una tipologia di comparatismo originale e (come ben rappresentato dalla bibliografia degli studi ispirati da Bourdieu presentata in calce al volume, alle pp. 217-224) più viva che mai.

❧ SEGNALE 10 “Morfologia del romanzo” Holst Katsma

Resta interessante osservare come l’emergente morfologia spaziale del romanzo – la novità di capitoli, paragrafi e virgolette – abbia reindirizzato abitudini ancestrali e modelli di pensiero, trasformando la nostra capacità di immaginare le voci e lo scorrere del tempo; andando a plasmare, di volta in volta, le nostre stesse teorie su avvenimenti, pensieri e persone. Non dobbiamo mai dimenticare che il romanzo appartiene a un insieme di generi che sono più giovani della scrittura e del libro, e che partecipano al tentativo di espandere l’immaginazione verbale attraverso la scrittura. La morfologia spaziale è quindi di centrale importanza per l’evoluzione del romanzo

H. Kastma, Morfologia del romanzo, Milano: Nottetempo, 2025

Morfologia del romanzo è la tesi di dottorato di Holst Katsma, edita in Italia da Nottetempo, nella collana “Extrema Ratio” – collezione che raccoglie studi capitali della teoria letteraria e della letteratura comparata insieme a testi inediti di studiosi contemporanei italiani e stranieri – grazie alla curatela di Tiziano de Marino. Come recita l’explicit della postfazione di Franco Moretti – advisor e faro teorico dell’autore – Morfologia del romanzo è «un modello di creatività scientifica». Vale a dire che quello di Katsma è un testo eterodosso per metodo, coraggioso per le idee che lo sottendono ed eccentrico per lo stile che lo compone. La tesi di fondo – semplificando di molto –  è che la lingua e le strutture mentali ed epistemologiche del romanzo siano informate dagli aspetti morfologici-tipografici dei testi. Di conseguenza, indagando le mutazioni morfologiche è possibile indagare le strutture dell’immaginario. Ovviamente è possibile farlo attraverso le tecniche quantitative e statistiche del distant reading morettiano. Lo stile di Katsma, infine, risulta eccentrico perché assai poco accademico: sempre enfatico, spesso metaforico, talvolta addirittura intimo. Insomma uno studente di Letterature comparate potrà trovare in questo volume un’interpretazione originale della produzione teorica e accademica, oltre che un interessante incrocio di due eterodossie teoriche: il material turn e il distant reading.

❧ SEGNALE 9 “Il narratore postumo. Confessione, conversione, vocazione nell’autobiografia occidentale” Sergio Zatti

Alle soglie della Rivoluzione francese, rappresentazione dell’io e forma letteraria si incontrano nella «rivendicazione di un diritto nuovo alla parola con cui una classe emergente sulla scena della storia affida la definizione dell’individualità borghese ai propri rappresentanti intellettuali. Un’eredità che non è ereditata dalla tradizione o dal sangue, ma da conquistarsi sul campo»

S. Zatti, Il narratore postumo, Roma-Macerata: Quodlibet, 2025, pp. 74-75.

Il narratore postumo è uno studio sulla storia dell’io in letteratura e sulle forme e le strategie dell’autorappresentazione. Oggi, che siamo sommersi dall’autobiografismo di massa (diffuso dai media e sui social) e da un successo commerciale senza precedenti del life writing, la ricerca risale alla genesi del rapporto tra verità storica e fictio, al ricordo d’infanzia e all’attenzione per la costruzione dell’io, per la confessione e le sue forme di secolarizzazione.

Sergio Zatti si è formato alla Scuola Normale ed è docente di “Storia della critica letteraria” all’Università di Pisa. Ha avuto frequenti esperienze di insegnamento all’estero, in particolare nelle università americane (Berkeley, Yale, Harvard fra le altre). Il suo campo di studi principale è stata l’epica cavalleresca del Cinquecento italiano cui ha dedicato numerosi studi: L’uniforme cristiano e il multiforme pagano. Saggio sulla ‘Gerusalemme Liberata’ (Il Saggiatore 1983); Il ‘Furioso’ fra epos e romanzo (Pacini-Fazzi 1990); L’ombra del Tasso (Bruno Mondadori 1996); Il modo epico (Laterza 2000).

❧ SEGNALE 8 “Forse che sì” Andrea Cortellessa

E forse, se dice yes, non lo dice solo alla vita corporale e sensuale; ma, come la sua omonima italo-americana nel poemetto di Pascoli, alla prospettiva di accettare una lingua maggiore, entro la quale di lì in avanti far lavorare la propria natura minore (in termini deleuze-guattariani): come aveva fatto Gabriel Conroy, in The Dead, contro la prospettiva regressivamente puristica, etnica, propostagli dall’altra Molly, Miss Ivors. Al di là della sua collocazione geografica, insomma, Molly-Penelope, e con lei Joyce, sceglie – per dirla alla maniera di Dante, ma anche di Pascoli – la lingua dello yes. E così, con formidabile pan per focaccia «colonizza l’inglese» dei colonizzatori della sua terra d’origine

A. Cortellessa Forse che sì. Joyce fra Pascoli e Gadda. Roma-Macerata: Quodlibet, 2025

Andrea Cortellessa è docente di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre e critico letterario per «Alias», «La Lettura», «Il Sole 24 Ore» e altre testate. A livello accademico si occupa principalmente della letteratura del secondo Novecento (Arbasino, Manganelli, Zanzotto) ma è da tempo uno dei più autorevoli interpreti e promotori della letteratura contemporanea. Si interessa spesso dei rapporti tra la letteratura e le arti, e infatti è tra i fondatori di «Antinomie», uno dei blog più attivi sul tema. Questo volumetto edito da Quodlibet ha una premessa che potrebbe suonare quasi da “elogio della mosca”: paragonare l’Ulysses, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e Italy (da Primi poemetti) a partire da una parola in comune, e non una particolarmente astrusa: la formula affermativa «sì». Eppure attraverso il periodo ampio e il vortice di informazioni e riferimenti che sono il marchio di fabbrica dell’autore questa comparazione si rivela meno ironica di quello che sembra, e anzi permette di sottolineare aspetti ermeneutici innovativi e talvolta addirittura di sfiorare qualche collegamento filologico tra autori – non tanto la coppia Joyce-Gadda, quanto quella Joyce-Pascoli – che raramente si incontrano nelle stesse frasi.