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Bando di concorso di scrittura creativa “Sulle vie della parità”

La XIII edizione del concorso Sulle vie della parità, bandito dall’associazione Toponomastica femminile e rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, agli atenei, a enti di formazione e luoghi di ricerca culturale, si pone tre obiettivi fondamentali:

  • dare visibilità alle donne in tutti gli spazi pubblici
  • diffondere l’uso di un linguaggio che renda visibile la presenza femminile (come da video https://youtu.be/r9iRrGTCR8Q)
  • promuovere percorsi educativo-didattici volti a valorizzare il ruolo delle donne

Il concorso si divide in tre sezioni: Sezione A (Presenze); Sezione B (Percorsi); Sezione C (Narrazioni).

Sezione C: Narrazioni

La sezione C è la sezione di scrittura creativa. Viene bandita in collaborazione con il Premio Italo Calvino, è riservata esclusivamente a studenti universitari/e, dottorande/i, borsiste/i.
A partire dagli incipit forniti da scrittori e scrittrici del Premio Italo Calvino (allegato 2), ogni concorrente inserirà l’incipit scelto e proseguirà il racconto breve (massimo 12.ooo battute, incipit escluso e spazi compresi) sul tema Storie di donne e di città.
I racconti dovranno essere tassativamente inviati attraverso la propria mail d’ateneo e accompagnati dalla scheda informativa (allegato 3).

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Le opere, preferibilmente in formato doc (accettati anche i formati docx, odt o rtf), dovranno essere inviate a: toponomasticafemminile.piemonte@gmail.com e contemporaneamente a toponomasticafemminileconcorsi@gmail.com.

La consegna è prevista entro il giorno 8/03/2025

Classici vivi

Dialoghi sull’antico contemporaneo

Un incontro al mese da febbraio a marzo 2025 per sentir dialogare studiose e studiose, registi, attrici e attori sullo studio dei classici, la loro ricezione e la loro messa in scena!

Al Circolo dei lettori (Via Bogino 9 – Torino) alle ore 18:30

19/02 Riscrivere Virgilio – Antonio Ziosi e Simone Derai

14/03 Le tante vite di Tiresia – Emilia Di Rocco e Alessandro Fabrizi

11/04 Dioniso, le Baccanti e il teatro – Massimo Fusillo e Maria Luisa Abate

16/05 Omero tra le sbarre – Silvia Romani e Tommaso Spazzini Villa

a cura di Salvatore Renna, Fulvio Vallana, Federica Bessone e Chiara Lombardi

“Dov’è la letteratura” – Convegno Compalit 2024

Circolazioni, istituzioni, rapporti di forza

Convegno annuale dell’Associazione di Teoria e Storia Comparata della Letteratura

Bologna, 11-13 dicembre 2024

Premessa

«A domanda sciocca, nessuna risposta», tagliava corto Gérard Genette mentre affrontava di scorcio, in modo intelligentemente scettico, la domanda-chiave dell’estetica moderna: che cos’è la letteratura? O più in generale, che cos’è l’arte? Da una prospettiva diversa, ma con una mossa retorica simile, Nelson Goodman aveva già tentato di riformulare quella domanda strutturalmente «sbagliata» in una forma più pragmatica e accessibile: When Is Art?, titolo di un influente saggio del 1977. Quando è arte? A quali condizioni, in quali circostanze, secondo quali codici e convenzioni, entro quali cornici istituzionali un oggetto inizia a (o smette di) «funzionare come opera d’arte»?

Sciocca o sbagliata che fosse, quella domanda ha tuttavia continuato ad alimentare una serie di riflessioni cruciali sulla definizione e sull’estensione del letterario, soprattutto alla luce delle enormi trasformazioni strutturali che hanno investito le società occidentali nella tarda modernità. Sullo scorcio del millennio, nella sua monumentale Guida allo studio della letteratura, uno studioso con le antenne sensibilissime al cambiamento come Remo Ceserani lamentava la mancanza di «un’analisi attenta degli effetti che sulla produzione letteraria, sull’insegnamento della letteratura nella scuola e nell’università, sulla ricerca critica e sull’attività militante stanno avendo le grandi trasformazioni economiche e sociali del paese e del mondo». Nel frattempo, la proliferazione di metodi e campi di ricerca alimentati dalla crisi dello strutturalismo ci ha mostrato che la letteratura, oltre ad essere l’arte dello scrivere, o l’insieme dei testi verbali dotati di qualità estetiche (definizioni che hanno senso, peraltro, solo dopo la metà del Settecento, pressoché incomprensibili in età premoderna), è una formazione storica e una pratica sociale collocata nello spazio e nel tempo, esposta a un’infinità di variabili di carattere ideologico, politico, istituzionale e in senso lato pragmatico.

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