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Finché il Sistema non ci separi

Sara Mancadori, in questa sua riscrittura, trasforma la tragedia di Romeo e Giulietta in chiave orwelliana, ispirandosi al famoso romanzo 1984, nell’ottica del corso di Letterature comparate Shakespeare e il paesaggio culturale italiano  (Prof.ssa Chiara Lombardi).

“Questa riscrittura nasce dal desiderio di esplorare il dramma celeberrimo, Romeo e Giulietta di William Shakespeare, attraverso una lente distopica ispirata all’universo opprimente e controllato di 1984 di George Orwell.
In questo adattamento, l’amore non è solo contrastato da una faida familiare, ma è vietato dal Sistema, un regime che sorveglia e regola ogni emozione, pensiero e legame umano. Romeo e Giulietta non sono più solo due giovani innamorati, ma diventano due oppositori, colpevoli di aver provato un sentimento autentico in una società che ha reso l’amore un crimine.
Nella storia che segue ho cercato di mantenere i punti chiave della tragedia originale, trasformandoli per riflettere su temi attualissimi: libertà individuale, controllo delle emozioni, manipolazione della verità, identità e memoria.
Ho scelto di cimentarmi in questa riscrittura per mostrare come anche un classico di Shakespeare può essere inserito in un contesto diverso, come quello di 1984.
Inoltre, questa versione vuole mettere in discussione l’idea romantica che l’amore vinca sempre: forse non è così. Forse, in certi mondi, l’amore è l’errore più grande di tutti.”

*

PROLOGO

In un futuro non così lontano, nella città di Verona, il controllo è assoluto e la pace è mantenuta attraverso l’equilibrio forzato tra due grandi casate: i Montecchi e i Capuleti. Il conflitto tra le famiglie, un tempo sfrenato, è oggi contenuto e tollerato entro i limiti consentiti dal Sistema degli Scaligeri.

L’amore non è più un diritto, ma un’assegnazione. Le emozioni sono strettamente regolamentate. Tutto è visibile, misurato e tracciato.

In questo mondo di sorveglianza due giovani, Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, infrangeranno la legge più antica e più pericolosa: ameranno senza permesso.

Il loro atto di ribellione, silenzioso e disperato, accenderà una scintilla che il Sistema non potrà tollerare.

Perché nello stato di Verona, l’amore è uno degli atti più sovversivi. E chi ama senza autorizzazione… è già condannato.

CAPITOLO I

È un giorno come un altro e in una via del centro storico della città accade un fatto. Due agenti delle fazioni rivali si fissano per troppo tempo. Uno solleva lentamente il colletto, l’altro risponde con un cenno minimo, un codice gestuale antico, vietato, ma ancora compreso. Basta quello per far scattare la rissa.

In meno di un minuto la guerriglia comincia, spranghe, coltelli, pugni… Nessuno urla. È una rissa silenziosa, come tutte le cose che devono esistere senza essere dette.

Sono le guardie del principe a fermare tutto. Scendono da veicoli blindati, con i volti coperti e i manganelli elettrificati. Nessuna mediazione. Solo ordini secchi, scariche e arresti. L’altoparlante del quartiere si accende con un suono acuto:

“ATTENZIONE. Le Fazioni Montecchi e Capuleti hanno violato il Protocollo di Pace. Un’ulteriore infrazione comporterà l’eliminazione sociale dei responsabili.”

Romeo Montecchi è tra i pochi a non aver alzato le mani e a non aver partecipato alla rissa. Non per paura, ma per stanchezza. Guarda i suoi compagni con occhi vuoti. L’odio per la fazione opposta gli sembra un’altra forma di obbedienza. Benvolio gli si avvicina.

“Hai visto cos’hanno fatto?”

Romeo scuote il capo.

“Non mi interessa. Loro combattono per diritto. Io non riesco nemmeno a sentire qualcosa.”

“È ancora per quella ragazza?”

Romeo non risponde. Ama una donna che non lo ricambia. Non per scelta, ma per un programma. È iscritta all’ordine delle Pure, votate alla castità funzionale. Un amore impossibile per legge. È tutto un sistema di desideri irraggiungibili e lui sta affondando.

Nel palazzo dei Capuleti, tutto è regolato. I corridoi bianchi, i passi misurati, le emozioni contenute. Il patriarca Capuleti riceve un visitatore: Paride, funzionario di alto rango, perfetto nei gesti e freddo nei pensieri.

“La vostra Giulietta è pronta?”

“Sta per compiere quattordici anni” risponde Capuleti. “Il Sistema la considera matura.”

Paride annuisce. L’unione tra lui e Giulietta non è solo matrimoniale. È un’alleanza di influenza tra fazione e potere. Deve sembrare una scelta libera, anche se non lo è.

Nel frattempo, Giulietta si prepara. La madre le parla con voce misurata. Le spiega che l’unione è giusta, utile, sicura. La balia, un tempo affettuosa, ripete ciò che le è stato ordinato: “Paride è degno. Paride è approvato.”

Giulietta ascolta. Ma qualcosa dentro di lei si agita. Un pensiero non registrato. Una sensazione non autorizzata. È questo il suo destino? Essere venduta in cambio di stabilità?

Una sera viene organizzata una festa in maschera al palazzo Capuleti. Gli ospiti, tutti mascherati, si muovono in silenzio sotto gli occhi delle telecamere. Giulietta, esposta come simbolo di purezza, attende Paride, funzionario scelto dal Sistema.

Romeo, infiltrato tra la folla sotto consiglio del suo fidato amico Mercuzio, la vede: diversa, vera, umana. Si avvicina, rompendo il protocollo. Nessun saluto programmato, solo uno sguardo che aggira i codici. Le loro mani di sfiorano. Nessun sistema li ferma. Giulietta sente nascere qualcosa, non previsto, non concesso.

Tebaldo li vede, ma viene zittito.

Non c’è spazio per l’amore. Eppure, sta accadendo. L’inizio di un errore nel codice.

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La tragedia di Dublino

Clelia Anna Damato, riscrive la 5 novella della IV giornata del Decameron di Boccaccio, riportandoci in una Dublino moderna, buia e terribilmente macabra, nell’ottica del corso di letterature comparate Il personaggio nella novella europea: Boccaccio e Chaucer (Prof.ssa Chiara Lombardi).

Le sorelle di Tristan uccidono la sua amata, ella gli appare in sogno raccontandole l’accaduto e dicendogli dov’è sotterrato il suo corpo. Egli lo dissotterra per appropriarsi occultamente del suo bellissimo viso, tagliandole la testa. Piangendo ogni giorno dal dolore ripudia le sorelle e si lascia morire.

*

Ci troviamo a Dublino, città della fortuna e della birra, animata da musica e risate, ma al contempo avvolta da un clima spesso cupo e tenebroso, dove tra le sue strade umide e i palazzi antichi viveva una piccola famiglia composta soltanto da tre fratelli: due sorelle e un unico maschio. Erano divenuti improvvisamente ricchi dopo la tragica morte dei genitori: la madre, una nobile donna dalla professione stimata e invidiata, e il padre, un uomo umile ma saggio, mentore silenzioso della famiglia, colui che aveva sempre cercato di tenere uniti i figli.
Le due sorelle erano già sposate, legate a mariti di discreta bellezza, uomini che, tuttavia, non facevano che confrontarsi con gli altri, incapaci di accettare che qualcuno potesse superarli in fascino o prestigio. L’unico ancora solo era il fratello minore, Tristan: un giovane dotato di una bellezza rara e naturale, ma soprattutto di un animo puro e gentile, qualità di cui le sorelle, col tempo, sembravano essersi private, corrose dall’invidia e dall’avidità.
Presso l’azienda di famiglia lavorava anche una giovane donna di straordinaria bellezza: Lilith.
Era gentile, carismatica, sempre pronta a sorridere e ad aiutare chiunque ne avesse bisogno.
Nessuno, osservandola, avrebbe potuto immaginare che un destino così crudele stesse silenziosamente tessendo la sua trama intorno a lei. Lilith e Tristan cominciarono a incontrarsi spesso, inizialmente per lavoro, poi sempre più per piacere. Le conversazioni si fecero confidenze, le confidenze si trasformarono in sguardi lunghi e silenziosi, fino a quando l’amore, inevitabile, li travolse. Iniziarono a vedersi anche in segreto, lontano dagli occhi indiscreti delle sorelle.
Una sera decisero di concedersi una cena nel ristorante più rinomato di Dublino, situato non lontano dalla casa di Lilith. Ciò che non sapevano, però, era di essere osservati. Le due sorelle, nascoste all’interno di un’auto parcheggiata lungo la strada, li spiavano, consumate dalla gelosia e dal rancore.
Anche se stremate dall’attesa, rimasero lì fino a quando, finalmente, videro Tristan uscire dall’abitazione di Lilith, a quel punto decisero di agire. Fingendosi abitanti del condominio, entrarono nello stabile e individuarono l’appartamento della giovane. Bussarono alla porta spacciandosi per il fratello, sostenendo che avesse dimenticato qualcosa. Lilith aprì senza sospettare nulla. Davanti a lei si trovarono, non il suo amato, ma le sue due datrici di lavoro, le sorelle di Tristan. Non ebbe nemmeno il tempo di parlare che le sorelle la colpirono alla testa e cadde a terra. Batté il capo con forza e morì sul colpo. Nessuno vide, nessuno udì, nessuna telecamera registrò l’atroce delitto.
Le sorelle chiusero la porta alle loro spalle con inquietante calma. Ripulirono il sangue, avvolsero il corpo in un sacco della spazzatura e lo caricarono sull’auto. Guidarono per ore, fino a un campo isolato, dove seppellirono Lilith come fosse un rifiuto.
I giorni passarono e Tristan non ebbe più notizie di lei. Chiese spiegazioni alle sorelle, ma venne ignorato, deriso, umiliato, «Passerà, vedrai. Tutti abbiamo avuto il cuore spezzato», disse una.
«Sarà sparita come fanno in tanti… e ora abbiamo pure una dipendente in meno», aggiunse l’altra, ridendo.
Distrutto, Tristan tornò a casa, provò a chiamare Lilith più volte, senza risposta. Guardò le loro fotografie, pregando in silenzio di poter tornare a quei momenti di felicità rubata. Pianse per ore, fino a quando, stremato, si addormentò con il viso ancora bagnato di lacrime. Quella notte sognò. Sognò Lilith. Il suo desiderio era stato così intenso che il sogno prese una forma terribilmente reale. Non era un ricordo, non era un’illusione: era il suo spirito. Lilith gli apparve, pallida, ma serena, e gli raccontò tutto. Gli spiegò dove trovare il suo corpo. Tristan, piangendo persino nel sogno, la ringraziò, e lei svanì per sempre.
Il mattino seguente Tristan finse di essere malato, così non appena le sorelle lasciarono la casa, salì in auto e seguì le indicazioni ricevute. Scavò a lungo, fino a quando udì il rumore della plastica e avvertì un odore insopportabile. Aprì il sacco: era Lilith. Il suo volto, bellissimo e incredibilmente intatto, sembrava dormire. Sconvolto e terrorizzato, prese una decisione folle. Tagliò la testa della sua amata e la portò con sé, doveva salvare la parte più bella e più pura di lei. Tornato a casa, la pose in uno dei vasi del padre e vi piantò il suo fiore preferito: il Pelargonium triste. Ogni giorno lo abbracciava, bagnando la terra con le proprie lacrime.
Le sorelle inizialmente non si posero domande, ma dopo qualche giorno venne fatto notare dai vicini la stranezza del fatto, così le due, entrarono subito nella serra del padre, ormai divenuta del fratello, ma trovarono solo le sue mille e mila piante, nessun vaso era grande come quello che teneva Tristan, allora corsero in camera di lui e lo incalzarono con il vaso, che da quando ce l’aveva non lo lasciava mai, lo portava ovunque.

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Una passione struggente

Martina Strumia, in questa composizione, riscrive la celebre tragedia di Romeo e Giulietta in versi liberi, trasportando il loro amore in un contesto diverso, nell’ottica del corso di Letterature comparate, Shakespeare e il paesaggio culturale italiano  (Prof.ssa Chiara Lombardi).

“In questa mia riscrittura ho voluto rendere la storia di Romeo e Giulietta non più in qualità di un giovane amore ostacolato dalle imposizioni sociali e dall’odio delle due famiglie, ma nelle fattezze di un vero e proprio tradimento in cui i protagonisti da vittime dovrebbero diventare colpevoli. Eppure la loro colpevolezza è data esclusivamente dal loro amore puro, nato da un semplice sguardo, come nella versione originale: ritorna quindi il topos dell’amore come forza incontrollabile. Ma da questo amore incontrollabile si scatenerà a sua volta una folla gelosia che trasformerà la vicenda in una vera e propria tragedia”.

*

Amore ogni aprile ritorna furente,

il suo calore prelude le rose di maggio                                                                                   
e l’inverno che passa ormai morente,                                                                                 
scioglie la neve in ogni cuore suo ostaggio.

Si diverte a soffiare dalle guance un tiepido vento                                                                
che bacia furtivo chi al sorgere del giorno sta ancora dormendo.                                            
Ride e scompiglia i capelli di chi nella notte lo chiama:                                                           
si beffa di loro e di chi troppo ardentemente ama.  

Giunse quei primi di maggio alle porte di Verona                                                                  
e per le strade in festa due giovani ormai da tempo si incontrarono,                                       
i loro sguardi non ebbero bisogno di alcuna parola                                                                 
e presto entrambi i cuori si incendiarono.

Sbocciò quell’amore troppo presto,                                                                                       
lei Giulietta e lui Romeo,                                                                                                           
li aspettava un destino assai funesto:                                                                                       
presto si persero in mezzo al corteo.

Paride si chiamava lo sposo di Giulietta,                                                                                   
e Rosalina la dolce moglie di Romeo.                                                                                      
Ma il danno già era compiuto:                                                                                               
le fiamme in cenere quegli amori passati aveva dissoluto.

I due futuri amanti si persero d’estate,                                                                                   
solo freddo e noia nei due cuori distanti:                                                                                  
lei sospirava e pregava alle stelle “pena di me abbiate”,                                                          
sola nel cielo, la luna ammirava quei poveri animi infranti.

La verità celata da tempo riemerse violenta,                                                                            
il sangue nelle loro vene rinvigorito fermenta                                                                           
e la mente coi pensieri vaga tormentata,                                                                                  
dalla luce di quei bellissimi occhi, l’uno dall’altro sognati, era accecata.

In questo stato i due sfortunati vivevano,                                                                                 
ma venne il giorno in cui ad una miracolosa sorgente si trovarono per caso,                         
quell’afoso pomeriggio d’agosto amore sincero si offrirono:                                                   
si sentivano liberi come un usignolo dalla gabbia appena evaso.

Al calar del sole Romeo correva dalla sua amata,                                                                     
lei lo aspettava impaziente dalle scintille d’amore turbata,                                                      
mentre i rispettivi consorti tranquillamente dormivano,                                                          
grazie a un filtro i due ignari assai profondamente riposavano.

La luna alta nel cielo manteneva il segreto,                                                                             
tra baci, risa e lacrime innocenti tornavano fanciulli:                                                                 
nel giardino consumavano il loro amore irrequieto,                                                                
sotto le chiome degli alti alberi bruni.

Ma Giulietta temeva che il tradimento fosse scoperto:                                                           
un attimo era allegra e subito dopo dal cuore incerto.                                                            
Paride la vide, così pensierosa e quasi infelice,                                                                         
decise di chiedere alla balia Bettina di scoprire il suo tormento. 

Nel bel giardino fiorivano primule speciali,                                                                               
sbocciavano solo di notte essendo fiori lunari,                                                                          
e parlando Giulietta innocente lo disse a Bettina                                                                      
che curiosa volle andare a vedere prima che fosse mattina.

Quella notte i due amanti si incontrarono sotto le stelle,                                                         
ma i loro baci ormai non erano più indiscreti,                                                                          
la balia non vide solo le belle violette:                                                                                       
osservò il loro amore nascosta dietro i fusti dei vicini albicoccheti.

Quest’ultima non era così onesta come sembrava,                                                               
anche lei in segreto nel cuore immensa gelosia portava:                                                         
ella di Paride era innamorata perdutamente                                                                             
e non ci pensò due volte a tradire la sua amica avidamente.

Il giorno seguente raccontò l’accaduto al marito stupefatto,                                                   
come poteva la sua Giulietta voltargli le spalle?                                                                        
Andò su tutte le furie e volle coglierli sul fatto,                                                                         
nel suo sangue ribolliva la vendetta e si agitava nel suo stomaco simile a mille farfalle.

Nell’oscurità Paride perse il senno,                                                                                    
aspettò che Giulietta si alzasse e baciasse il suo amante,                                                         
poi di scatto balzò dal letto;                                                                                                     
si gettò dal balcone di rabbia tremante. 

Nemmeno il filtro bastò a farlo addormentare,                                                                     
con occhi di fuoco maledì il loro amore carnale                                                                        
e dalla fodera scagliò la spada su Giulietta:                                                                               
lei cadde a terra ferita e lentamente morì, d’amore uccisa.

Romeo in ginocchio pianse lacrime amare,                                                                               
le sue labbra colme d’amore in pasto alla morte la portarono.                                                 
Poi infuocato d’odio prese il pugnale                                                                                       
e lo trafisse nella gola di Paride ora anch’egli sull’orlo del baratro.

Erano i due sposi legittimi uno accanto all’altro senza vita,                                                      
davanti a quella scena Romeo rimase di pietra,                                                                         
come se la sua mente fosse smarrita,                                                                                       
prese lo stesso pugnale e lo conficcò nel suo petto: così finì questa vicenda tetra.

Quell’amore fu troppo violento,                                                                                              
come una fontana dalla sua ferita il sangue sgorgò.                                                                 
Verona è ancora marchiata da quell’evento, così cruento                                                        
che ancora se ne parla e più nessuno lo scordò. 

Amore lenisce le ferite con la stessa facilità con cui le crea,                                                     
ma se la passione nel cuore è forzatamente imprigionata,                                                    
più il tempo passa più sete avrà e sarà affamata.

Bibliografia

W. SHAKESPARE, Romeo e Giulietta, Tutte le opere- le tragedie, coordinamento generale di Franco Marenco (2015), Bompiani

A. CATTANEO, Shakespeare e l’amore (2019), Piccola biblioteca Einaudi

Presentazione del libro “Quel brivido nella schiena”

Che cos’è, in fondo, la letteratura? E come dobbiamo considerare il linguaggio di cui è composta? È questo l’interrogativo fondamentale da cui sono partiti i filosofi per affrontare questioni centrali quali la differenza tra il linguaggio delle opere letterarie e il linguaggio ordinario, il nesso tra verità e significato, forma e contenuto, stile e autore. Pur riconoscendo l’utilità degli strumenti d’analisi, l’autrice esorta a non dimenticare mai di leggere i testi letterari dalla prima all’ultima pagina, per provare a capire che cosa dicono, perché lo dicono e se ce ne importa ancora qualcosa. E a leggerli magari anche lasciando che la spina dorsale prenda il sopravvento. Del resto, come ricordava Nabokov nelle sue lezioni, la sede del piacere estetico è fra le scapole, e il cervello non è che il proseguimento della spina dorsale. 

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NEWS: Aggiornamenti dei ‘proceedings’ nati dal convegno ‘Narrations of Origins in the World Cultures and the Arts’

In relazione al convegno ‘Narrations of Origins in World Cultures and the Arts’ (ESCL 2021) tenutosi presso l’Università degli Studi di Torino dall’11 al 14 maggio 2021, si riportano di seguito le pubblicazioni internazionali e gli eventi nella città di Torino legati alla risonanza dell’evento.

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Pubblicazioni scientifiche in riviste ‘peer-reviewed’ dedicate al tema delle ‘Narrations of Origins’:

  1. CompLit. Journal of European Literature, Arts and Society – Beginnings. Narrations and Re-Creations of Origins in Linguistics, Literature and the Arts / Les débuts. Narrations et re-créations des origines en linguistique, littérature et arts, ed. by Chiara Lombardi, n. 3, Classiques Garnier, (2021) – ISSN 2782-0874
    CompLit. Journal of European Literature, Arts and Society. 2022 – 1, n° 3. Beginnings. Narrations and Re-Creations of Origins in Linguistics, Literature and the Arts / Les débuts. Narrations et re-créations des origines en linguistique, littérature et art (classiques-garnier.com)

  2. Finzioni, vol. 2, n. 3, Università degli Studi di Bologna, (ottobre 2022) – ISSN 2785-2288
    V. 2 N. 3 (2022): Realtà e finzione | Finzioni (unibo.it)

  3. CoSMo – Questioning the Origins in European and American Culture, ed. by Paolo Bugliani e Cristiano Ragni, n. 21, Università degli Studi di Torino, (dicembre 2022) – ISSN 2281-6658
    N. 21 (2022): Questioning the Origins in European and American Culture | CoSMo | Comparative Studies in Modernism (unito.it)



Archivio eventi promossi dall’organizzazione del convegno:

  1. Exhibition – Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino
    originsescl2021 – #1.Exhibition – Biblioteca Nazionale Universitaria (unito.it)

  2. Round Table – Circolo dei Lettori
    originsescl2021 – #2.Round table – Circolo dei Lettori (unito.it)

  3. Musical Performance “The Wooden Dolphin”
    originsescl2021 – #3.Reading / Musical Performance “The Wooden Dolphin” (unito.it)