❧ SEGNALE 19 “Homo divinans. Aby Warburg e la filologia del futuro” Davide Stimilli

“Il principio a cui i filologi del Rinascimento ricorrevano quando si trovavano di fronte a scritture particolarmente oscure: divinare oportet, non legere, viene però spesso frainteso come se fosse un principio di interpretazione che intende lasciare spazio alla creatività dell’interprete, spesso abusata; ma la traduzione «indovinare» per divinare è quasi blasfema in questo caso. «Divinare» è il termine corretto per designare il compito di leggere ciò che è sacro proprio in virtù della sua illeggibilità, poiché è illeggibile agli esseri umani ciò a cui solo la prescienza divina ha accesso: il futuro. La mia esperienza come curatore dei suoi scritti [di Aby Warburg] mi ha quindi aiutato a comprendere meglio, credo, il legame tra filologia e divinazione che Warburg ha stabilito nel suo famoso, se pure enigmatico, motto metodologico: «Il buon Dio si cela nel dettaglio [Der liebe Gott steckt im Detail]».
Per l’interdisciplinarietà e la resistenza a qualsiasi categorizzazione accademica della sua ricerca, Warburg è stato giustamente salutato come il fondatore e il più grande maestro di una disciplina che è ancora «senza nome». Il mio sottotitolo intende fornire un nome a questa disciplina anonima. Lo faccio prendendo a prestito, con intenzionale ironia, il titolo che il filologo tedesco Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff usò per criticare La nascita della tragedia di Nietzsche. Diversamente da Wilamowitz, però, prendo il genitivo in Filologia del futuro in riferimento non solo a una filologia che non esiste ancora (anche se ciò non significa, come implica Wilamowitz, che non esisterà mai), ma anche, e soprattutto, a una filologia il cui oggetto di studio è il futuro. Il mio obiettivo in questi saggi, a dispetto della loro eterogeneità, è dunque quello di articolare la dialettica di filologia e divinazione che è al centro della metodologia di Warburg e ne costituisce, a mio parere, l’eredità più feconda.”

Davide Stimilli, Homo divinans. Aby Warburg e la filologia del futuro, Vicenza, Neri Pozza 2026

In uno studio del 1975, Giorgio Agamben definiva il metodo e la ricerca di Aby Warbrug come una “scienza senza nome”; nel 2026, Davide Stimilli, per Neri Pozza, propone di definire questa stessa materia una “filologia del futuro”, ispirandosi a Willamowitz. Grazie a questa raccolta di saggi, student* di critica letteraria e letterature comparate possono ricostruire quel dibattito intellettuale europeo di primo novecento relativo allo studio del passato e all’uso (ideologico, materiale, teoretico) che di questo si potesse potenzialmente fare per il futuro, alla luce di un sempre nuovo rinnovamento delle scienze filologiche. Quel “futuro” in cui Warburg si proiettava è stato molto diverso da come aveva previsto, ma la forza della sua scrittura e il coraggio delle sue posizioni azzardate, dell’interdisciplinarità delle sue ricerche e della comparatistica più sfrenata non smettono di fornire a noi strumenti necessari per la costruzione di un umanesimo sempre più dialettico e radicalmente umano.

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