Giorgio Lusso, in questa sua composizione, riscrive la novella boccacciana di Lisabetta da Messina mescolandola alla tragedia euripidea di Medea, nell’ottica del corso di Letterature comparate, Il personaggio nella novella europea: Boccaccio e Chaucer (prof.ssa Chiara Lombardi).
Per creare questa riscrittura, sono partito da una semplice domanda, “e se Lisabetta si vendicasse?”. A questo punto, è chiaro che la prima opera che mi sia venuta in mente fosse il mito di Medea, quale esempio più tragico e incisivo di una vendetta di sangue. Sembra quasi un paragone molto azzardato, quello tra due personalità femminili così diverse, eppure, sviluppandone una nuova psicologia, viene a crearsi un soggetto sì riscritto, ma anche nuovo e sui generis, che riesce a unire le due anime di Lisabetta e Medea.
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Non tutti i volti sereni sono rassicuranti. Dietro ad alcuni, si nasconde una forza oscura, vendicativa, distruttrice. Lisabetta, giovane fanciulla in età da marito, figlia di una famiglia che naviga negli affari, si ritrova ad affrontare i primi sentimenti amorosi. Laddove nulla può sembrar impedire la sua passione, questa viene a scontrarsi con le necessità e i timori dei fratelli maggiori, contrari a questa possibile unione e disposti al peggio per impedirla. Lei, succube della volontà maschile, non ha altra scelta se non la vendetta.
Personaggi
Lisabetta
Lorenzo, suo amante
Giasone, fratello maggiore di Lisabetta
Ruggero e Antonino, altri fratelli
Glauce, moglie di Giasone
Giacomino, figlio di Glauce e Giasone
Scena I
Entra Giasone con la sorella Lisabetta, furibonda con lui.
GIASONE: Non capisco perché stiamo ancora qui a discuterne. Gli atti sono pronti e già consegnati al notaio. La questione è praticamente chiusa e tu stai ancora qui a flagellare i tuoi fratelli e me con le tue sciocchezze.
LISABETTA: Non è affatto una sciocchezza, Giasone, voi vi siete impossessati di tutto il patrimonio di nostro padre, pace all’anima sua!
GIASONE: Come se a te non spettasse nulla di tutto questo.
LISABETTA: Non è quello che voglio dire, se mi ascoltassi una buona volta. È una questione di principio! Lo sai il padre come la pensava: lui ha creato i suoi mercati da sé, e voleva che anche voi ne foste in grado. State evitando il testamento, state sprezzando la sua memoria. Tutto ciò che ha creato doveva morire con lui, e voi ve ne state impossessando, probabilmente per mascherare la vostra incapacità sul campo. Mai una volta che vi foste interessati a fondare dei mercati, a badare alle spese, voi volete vivere con la comodità che già avevate, volete avere la pappa pronta! Cosa può interessare, a me che sono donna, di possedere del denaro, di avere del guadagno dalle vostre attività, se il mio unico scopo nella vita è essere mantenuta da un uomo, che prende qualunque decisione per me, come se io o qualunque altra donna non ne fossimo in grado. Prima il padre, poi il marito, ma in mancanza sia dell’uno che dell’altro, tocca ai fratelli, e se mancano anche i fratelli, pure Dio sa che mestiere fanno queste signore. Ma il padre era diverso. Lui voleva veramente il mio bene, mi considerava, pensava al mio futuro. Voi, da quando è passato a miglior vita, avete mai manifestato qualche interesse nei miei confronti? Come reagirete quando mi sposerò? Dio non voglia che voi desideriate che mi sposi con qualcuno solo per gli affari del padre, che, ripeto, voi ingiustamente state gestendo.
GIASONE: Tutto quello che dici non ha senso. Il testamento è un falso, così come ha detto il notaio. Padre non sapeva scrivere, come del resto noi. Nell’ipotesi più probabile ha dettato a qualcuno il testo o nella peggiore è stato scritto direttamente da un’altra mano. In ogni caso, il notaio è stato chiarissimo, se non è stato scritto di suo pugno a livello ufficiale non è valido, con la sola eccezione nel momento dell’Estrema Unzione, che non c’è stata.
LISABETTA: Chissà con che notaio avete discusso. In ogni caso, voi fate di testa vostra, tanto non mi ascoltate mai. Ma Dio sa quello che avete fatto, e giustizia ne sarà fatta. Adesso, se vuoi scusarmi…
GIASONE: Perdonami ancora una cosa – [a parte] se proprio devo essere scusato per parlare con mia sorella senza venir aggredito ogni volta – nel tuo discorso di prima, hai fatto un bell’appunto sul fatto che ti sposerai, eccetera. Tu dai per scontato che troverai marito, e io questo me lo auguro e lo auguro anche a te, ma parlandone così decisamente vorresti insinuare che mi devi dire qualcosa?
L: Non so a cosa ti riferisci.
G: Non sei innamorata di qualcuno?
L: Innamorata è una parola che non mi rappresenta.
G: Però c’è qualcuno?
L: Ripeto, cosa vi interessa?
G: Siamo pur i tuoi fratelli maggiori, i tuoi “padroni” come vuoi sottintendere tu con le tue parole, e se piangi ripensando al padre che ti coccolava, ti consolava e ti comprava la sopravveste, allora non dobbiamo essere da meno! Allora, chi è?
L: Lo conoscete.
G: Ottimo inizio.
L: Aspetta a cantare vittoria, non è chi pensi che sia.
G: Non ho ancora pensato a nulla, conosco tantissime persone.
L: Si chiama Lorenzo.
G: Lorenzo chi?
L: Della famiglia di pisani, quelli venuti qui per affari…
G: La famiglia di pisani, quelli che volevano portarceli via, gli affari! Uomini della peggior specie, come puoi pensare di sposare un uomo di quella razza! Sleali, che non conoscono la competizione, opportunisti.
LISABETTA: Ma senti chi parla! E poi, non saltare a conclusioni affrettate. Nessuno ha detto che sarà mio marito. Però, rispetto ad aver a che fare con voi, è come affogare nel miele!
GIASONE: Idiozie! Ti proibisco di vederlo. Preparati anche alla furia dei tuoi fratelli. Non infangheremo il nome di famiglia, perché la pargoletta non si sente amata dai suoi fratelli, sposandoti con un mercante sporco. Il tuo totale disinteresse agli affari di famiglia non può arrivare a danneggiarlo! Non osare presentarti a noi con lui, la questione è già chiusa sul nascere.
LISABETTA: Adesso vi sentite in dovere di “proteggermi”, di rispettarmi, di degnarmi di una qualche considerazione, solo perché i vostri affari sembrerebbero essere minacciati? Lorenzo non ha nulla a che vedere con voi, è totalmente disinteressato al lavoro dei genitori, potete dormire sonni tranquilli.
GIASONE: Lo vedremo.
Escono.
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