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❧ SEGNALE 9 “Il narratore postumo. Confessione, conversione, vocazione nell’autobiografia occidentale” Sergio Zatti

Alle soglie della Rivoluzione francese, rappresentazione dell’io e forma letteraria si incontrano nella «rivendicazione di un diritto nuovo alla parola con cui una classe emergente sulla scena della storia affida la definizione dell’individualità borghese ai propri rappresentanti intellettuali. Un’eredità che non è ereditata dalla tradizione o dal sangue, ma da conquistarsi sul campo»

S. Zatti, Il narratore postumo, Roma-Macerata: Quodlibet, 2025, pp. 74-75.

Il narratore postumo è uno studio sulla storia dell’io in letteratura e sulle forme e le strategie dell’autorappresentazione. Oggi, che siamo sommersi dall’autobiografismo di massa (diffuso dai media e sui social) e da un successo commerciale senza precedenti del life writing, la ricerca risale alla genesi del rapporto tra verità storica e fictio, al ricordo d’infanzia e all’attenzione per la costruzione dell’io, per la confessione e le sue forme di secolarizzazione.

Sergio Zatti si è formato alla Scuola Normale ed è docente di “Storia della critica letteraria” all’Università di Pisa. Ha avuto frequenti esperienze di insegnamento all’estero, in particolare nelle università americane (Berkeley, Yale, Harvard fra le altre). Il suo campo di studi principale è stata l’epica cavalleresca del Cinquecento italiano cui ha dedicato numerosi studi: L’uniforme cristiano e il multiforme pagano. Saggio sulla ‘Gerusalemme Liberata’ (Il Saggiatore 1983); Il ‘Furioso’ fra epos e romanzo (Pacini-Fazzi 1990); L’ombra del Tasso (Bruno Mondadori 1996); Il modo epico (Laterza 2000).

❧ Segnale 1 “Non ci sono demoni” Mattia Cravero

“Sarà chiaro, a questo punto che Levi ricorre al mito come risorsa retorica della sua narrazione: lo riporta, nei casi che abbiamo analizzato, come una citazione tramite similitudine o metafora resa pressoché ovvia o quasi agli occhi del lettore, ma tenuta comunque a latere del discorso. In Se questo è un uomo in particolare c’è un contesto citazionale del mito classico in cui vengono disposti richiami iconici e icastici, diretti ma allo stesso tempo silenti, che puntellano l’opera. Sono fugaci rimandi classici fittamente intessuti nella trama dell’opera e fondamentali per la sua comprensione; solo il lettore può coglierne il mistero e tentare di scioglierlo, attivando il dispositivo intertestuale che fa luce sul vero significato di ciò che le parole di Levi vogliono dire”.

da Non ci sono demoni. Primo Levi, il Doktor Pannwitz e due figure mitiche di Mattia Cravero, Mimesis, Milano, 2021, pp. 85, p. 51.