Regnabo, Regno, Regnavi, Sum sine regno

Un percorso poetico che ripensa la struttura immersiva dei Morality Plays e l’elaborazione dello scontro morale tra figure allegoriche come Vizio e Virtù; Paradiso e lnferno; Dèi e Diavoli. In questo genere di performances, il pubblico rimaneva fermo in un punto nello spazio cittadino, mentre gli attori su pageant wagon ruotavano in giro per la città. Al termine della rappresentazione, tutti potevano aver assistito a un intero ciclo di storie. Partendo da quella sollecitazione, la lettura offre un percorso ispirato alle incisioni delle Rotae fortunae.

REGNABO

Prima stazione
In questa stazione, in forma di Limerick, ballate, sestine e sonetti si discute il problema dell’agognata ascesa del potere, del desiderio di regnare sugli altri e non per gli altri; ma anche della proiezione di mondi immaginari e fantastici, del sogno di realtà lontane e forse possibili.

Titolo: There was a shepherd
Genere: Limerick
Autrice: Monica Portis

There was a shepherd who was crippled
and a small duke whose temper was bristled,
would do anything grim
to be the true King, 
till the scenes with corpses were riddled.

[C’era un pastore azzoppato
e un piccolo duca, assai adirato,
per essere sovrano
avrebbe attuato ogni piano,
finché il palco con cadaveri fu colmato].

Titolo: There’s a man who’s a minister, it’s true
Genere: Limerick
Autrice: Monica Portis

There’s a man who’s a minister, it’s true,
but of transports he hasn’t a clue;
he blames all the boats
to count up the votes,
while the trains still don’t run on cue.

[C’è un uomo che è ministro, ed è verità,
che di trasporti non ne sa la metà;
dà la colpa alle navi
per avere i suoi ricavi,
per avere più voti
parla bene dei sacerdoti,
mentre i treni non fan puntualità]

Titolo: Soffia il vento tra mura oscure
Genere: Ballata
Autore: Giovanni Giraudo

Soffia il vento tra mura oscure,
dove Sigismondo sogna in catene
La vita è sogno tra mille paure,
un mare agitato in cui morto è ormai il bene.
Dove conduce questa via?
Sogno o sostanza? Magia o follia?
Nel buio profondo l’anima vaga
cercando luce tra ombre vane
La realtà scappa, la mente paga,
Ma il cuor ribatte pur tra le tane
E tutto nasce, e tutto va via:
Sogno o sostanza? Magia o follia?
Rinato al giorno, un re si sveglia,
ma il trono è sabbia, fragile inganno.
L’uomo è padrone della sua meraviglia,
ma ogni speranza svanisce nel danno
solo il destino decide la via:
sogno o sostanza? Magia o follia?

Titolo: figlio non del Re ma della parola
Genere: Sonetto
Autrice: Alice Fusco

figlio non del Re ma della parola
fingendo di amare conquisterò il mio destino
uccidendo se necessario una volta ancora
seppur di morte sarà sparso il mio cammino
nelle mani conservo un potere tiranno
che la sete di sangue mi aiuta a soddisfare
baso la mia essenza sull’inganno
affinché io possa in pace regnare
orrido non solo d’aspetto
bagnerò il mio viso con finte lacrime
mostrando a tutti il mio diletto
strappando dai corpi le vostre deboli anime
conquisterò popoli e ricchezze sfidando gli dei
trucidando se necessario anche i figli miei

Titolo: Chimera
Genere: Sonetto
Autrice: Nora Sbicego Salzotti

Nel ballo astuto di sguardi e parole,
il potere si cela in un dolce abbraccio,
con un sorriso che il cuore consola,
e un sussurro che accende il più ardente straccio.
La seduzione, come un’ombra leggera,
avvolge l’anima in un manto di brame,
ogni gesto, un incanto, una chimera,
mentre il cuore si perde in alte fiamme.
Ma attento, o amante, a questo richiamo,
perché il potere può essere un inganno,
un dolce veleno che avvolge e disarma,
e chi cede al fascino, spesso è un profano.
Così danza il destino tra ombra e luce
dove si fondano il potere e l’amore atroce.

Titolo: Shameful desire
Genere: Sonetto
Autore: Roberto Raimondi

To believe such beast belongs to human kind,
Desperate desire so deep in tender eyes.
Your biggest blame: to make people blind 
Whispering subtle words within your lies.
Seeking to fill with greed our thoughts and deeds,
Like an innate infection afflicting souls.
From mouth to ears, in every heart laying your seeds
That never grows, just digging and leaving holes.
Oh what beauteous beast boiling in our chests,
I have a doubt on which I must insist,
Now hold your hunger that so rarely rest.
If God’s so piteous, why do you exist?
Neither diabolical nor divine creation,
You’re just a meagre means to reach perfection.

Titolo: Tentativo fallimentare
Genere: Sestina
Autrice: Viola Cicoria

Sogno di una notte, che sia di mezza estate o inverno intero,
dove essere possibile.
Tentativo fallimentare.
Tentato suicidio, tentata verticale
tentata verticale sul Mondo.
Ma cosa ne so, di questo, io?
Avevo la pretesa di sapere, io
prima indistinto distinguevo, distinguevo nell’intero,
ma mi ci hanno buttato, nel Mondo.
Intangibile percezione, eterno possibile
Era linea orizzontale; ora lo spirito si protrae, linea verticale.
Differente vibrazione, maree di simulazione, tentativo fallimentare?
Non c’è tempo, non c’è spazio. Tentativo fallimentare.
Senza spazio e senza tempo, immobile danzo, io
in una proiezione verticale
del mio essere partecipe al concorrere dell’essere, per intero.
Zone depresse, dove nulla è possibile.
Sogno o questo è davvero Mondo?
Temo, temo che non sia altro che questo, questo Mondo.
Tentativo fallimentare
quello di scegliere e poi agire, nell’intrinseca vanità del possibile.
Ho più arbitrio… perché ho meno libertà, io.
Vorrei sospendermi nel nulla, nel nulla intero
per farlo mi ci devo buttare io, da un trampolino verticale?
Scorrimenti in verticale
seguo il vero istinto, le scie delle comete, nei cieli di questo Mondo.
Vorrei ridurmi a nulla, essere nulla nel nulla dell’intero.
Tentativo fallimentare.
Ritorno in me, chi sono io
se nemmeno possibile?
Temo il sogno, lo temo perché non possibile.
Sottopassaggio verticale:
è il reale, in cui mi addentro e dove poi mi addormento, io.
Mi domando quale funzione abbia l’essere delle cose nel Mondo,
tentativo fallimentare.
Dubbio totalizzante, voi non lo vedete che mi imprigiona per intero?
Ciò che piace al Mondo nel suo intero è breve sogno, dove tutto è possibile
o forse nulla lo è, e temo solo di scoprire libertà che non voglio avere, io.
Una verticale sulla Luna non può essere fallimentare.

REGNO

Seconda stazione
In questa stazione, principalmente in forma sonetto, ma anche con il limerick e la sestina, si cattura il momento – difficilissimo – in cui si detiene il potere: l’attimo del regno, della presa, della legittimazione. Non pochi problemi si presentano a questa stazione: il consenso, il giudizio, la caducità, la tirannia, la paura

Titolo: Complessi
Genere: Sonetto
Autore: Riccardo Cosentino

Quanta fatica essere popolari
e quanta invidia tra i banchi di scuola
quando la mira sua era una sola
agli occhi degli altri essere un pari.
Ma tempo e studio son fieri gregari
e dal comune con una capriola
è già in senato e lì si consola
splendido re su tutti i notiziari.
Ma presto si accorge ahimè poveretto
che potere non fa rima con rispetto
e malgrado il gran prestigio del ruolo
più passa il tempo più si trova solo
povero piccolo e triste ometto
voleva solo essere benaccetto

Titolo: Potrei io non esser da bellezza amatoGenere: sonetto
Autrice: Valeria Bertolino

Potrei io non essere da bellezza
amato, il destino è sempre stato
a me contrario, estrema bruttezza
mostrar a tutti son condannato.
Il carattere sulla seduzione
ho costruito, genti convincendo,
senza ricevere benedizione
al trono reale salendo.
Gesti segnati da tanta crudeltà
che mai prima d’ora fu raccontata, 
mai gente codesta storia annoierà
ed io tale la vorrei narrata.
Solo a codesto potere io ambivo
e con l’ambizione mi divertivo.

Titolo: Un potere senza età
Genere: Limerick
Autrice: Nora Sbicego Salzotti

Per la tua malvagità
In fuoco è andata la città.
Con la tua spada hai trafitto 
il mio petto inflitto,
il tuo potere non conosce età.

Titolo: Il gioco del potere
Genere: Sonetto
Autrice: Martina D’Agostino

Nel gioco del potere la parola danza,
si fa prima ballerina di questo palco,
così che la ragion venga tenuta in scacco
la mente perisce e il fascino avanza
parole volteggianti, inganno e speranza
e l’altro soccombe, sfinito dallo strazio
di quel veleno infame iniettato dall’altro,
morbo letale, fascino e tracotanza
vittima innocente, perduta e ammaliata
da quella lingua maestra guidata dal fiele,
celato dietro un miele bugiardo.
L’animo del candido plagiato si inginocchia,
schiavo del fascino perverso del carnefice
tessitore di inganno, parola di tiranno.

Titolo: La donna e il potere
Genere: Sonetto
Autrice: Sara Staffoni

In una nuvola di agrumi e spezie,
di scuro merletto ornato vestita,
le labbra color ciliegia matura:
così, e con passo deciso, lei entra.
Con voce profonda e rassicurante
false promesse e ingegnose menzogne,
per piegarti al suo volere, pronuncia
e negarglielo ormai più non potrai.
Questo il volto del potere di donna
che persuade, seduce e strega
senza che neanche te ne accorga.
Come una sirena con il suo bel canto,
ti ammalia con un solo breve sguardo
ora gode e si delizia del tuo pianto.

Titolo: La paura di Riccardo
Genere: Sestina
Autore: Roberto Raimondi

Al tremendo pensar de la paura
ognun si crea la sua illusione,
e se costa lacrime o del sangue,
ti basta spegnere la luce.
Ma qual è il dio ch’è anche cieco 
E dello stesso regno suo schiavo?
Se chi vuol fare il su fato schiavo 
si fa stesso portator di paura,
forte e bramoso seppur cieco,
può far realtà la su illusione.
Incapace di vivere in luce;
ormai dipendente dal sangue.
Al tramontar il Cielo piange sangue;
pesante pioggia su d’ogni su schiavo.
Nemmeno un barlume, niente luce,
emozione alcuna, solo paura.
La sua vittoria è mera illusione;
del ciarpame com’oro per un cieco.
Vuole veggenza d’un destino cieco,
nel calice non vino bensì sangue;
rossa annacquata illusione,
Che par svegliare il sopito schiavo;
solo rimedio che cura paura.
Una lontana visione di luce
Fioca e tetra, pur sempre luce;
del calore per chi ormai è cieco
e ha mente intrisa di paura.
Ma con gli occhi iniettati di sangue
che lo rendono un eterno schiavo,
la salvezza non è che illusione.
Non resta che viver quest’illusione,
tant’è difficile schivar la luce,
del proprio egoismo esser schiavo.
Bontà mai più vedrà chi già è cieco,
né scordar di chi ha sparso il sangue.
Giaci ora solo con la paura.
Schiavo della sua paura, cieco,
si tortura, con la su illusione,
sia nuova luce, riflessa nel sangue.

Titolo: Si macchia l’empio
Genere: Sonetto
Autrice: Eleonora Scaringella

Di chiazze rossastre si macchia l’empio,
allegro nel cuore, addolorato
in viso, cela il suo peccato
e maschera l’orgoglio per ogni scempio.
Sleale verso il sangue del suo sangue
si destreggia per il suo potere imporre
confinando dei fanciulli nella torre
bramando ciascun corpo già esangue.
Una donna nel tormento sedotta
si abbandona alla sua fragilità
auspicando di coltivare della bontà il seme
tradita, sarà alla morte condotta
per mano di colui che loda la sua abilità
abbattendo insieme a lei del regno la speme.

REGNAVI

Terza stazione
In questa stazione, graficamente rappresentata dall’icona della caduta di Fetonte, si affronta il problema del perdere il controllo del governo e del potere. ‘Avere regnato’ è una condizione terribile dell’esistenza, è il scivolare dalla luce all’abisso. Il limerick e il sonetto riescono in qualche modo a dare ragione di questa condizione straziante, illuminandone anche il lato ridicolo, buffonesco, carnevalesco.

Titolo: Maledetta mano che aprì queste ferite: sonetto per Lady Anne
Genere: Sonetto
Autrice: Monica Portis

Maledetta mano che aprì queste ferite,
maledetto cuore che senza cuore tacque,
maledetto sangue che versò questo sangue,
e me, che ora ama quell’odio che l’ha tradite.
Immondo demonio, deforme e perverso,
istrice che punge nell’anima e nel petto,
che mai cielo perdoni il tuo gesto infetto,
eppur mi chino, schiava del tuo verso.
Ora che il tuo veleno m’ha infettata,
riponi la spada e alzati, ipocrita,
sento la mia ragione ormai svanire.
Dalle tue parole son stata incantata,
il mio volto non ha versato una lacrima
e la mia anima in silenzio vuol morire.

Titolo: There was once the Greatest of men
Genere: Limerick
Autrice: Monica Portis

There was once the Greatest of men
no one could ban, nor replicate again;
nobody betrayed him,
but his body failed him,
bringing his grand plan to an end.

[C’era una volta un Grande sovrano,
nessuno poteva fermarlo con la sua mano;
nessuno l’ha tradito,
ma il corpo l’ha finito,
portando alla fine il suo grande piano].

Titolo: Un cavaliere Piccolo Piccolo
Genere: Limerick
Autore: Riccardo Cosentino

Ambizioso e d’estrazione borghese
prima le TV e poi tutto il paese
le cene galanti
gli amici inquietanti
e poi toccò a noi di pagare le spese.

Titolo: C’era un re che il potere sognava
Genere: Limerick
Autore: Giovanni Giraudo

C’era un re che il potere sognava,
Con inganni ogni ostacolo stroncava
Ma il comando assoluto
Non fu a lungo mantenuto
Il suo regno dopo poco crollava.


Titolo: Regno di sangue
Genere: Limerick
Autore: Simone Anzelini

Un re senza scrupoli e onore,
solo il trono aveva a cuore.
Il suo regno di sangue
in rovina si spande,
ma il fascino non lo salvò dal dolore

Titolo: Sovrano senza voce
Genere: Limerick
Autore: Alberto Petrelli

Vi fu un re dall’animo crudo e dannato,
che tenea il suo regno assai soggiogato.
Con ciglio feroce,
sprezzava la croce,
finché in un giorno di fuoco fu rovesciato.              

Titolo: Tetro volto
Genere: Sonetto
Autore: Alberto Petrelli

Sguardo che il buio doma e ferisce,
Tal verità i venturi vedranno,
Lo spirto cupo di questo tiranno,
Che il popol suo ora esperisce.
L’alma tua celermente rapisce,
Mentre il core avverte disinganno:
Non scorge scampo a tanto affanno
Per ogne speme che tosto svanisce.
Profusi noi d’ineffabil timore,
Non sol colla malizia d’un abbraccio
Ma col flagello d’un mendace esergo.
Di terror si veste, ne fa usbergo,
Ma incombe il tempo come ghiaccio,
Alla ruina del suo splendore.

SUM SINE REGNO

Quarta stazione
In questa stazione, soprattutto il sonetto e il monologo drammatico discutono la totale assenza del potere o perché lo si è perso o, peggio, perché non lo si è mai avuto. È la stazione finale delle rotae fortunae medievali, è il termine ultimo oltre cui si può solo risalire e ricominciare l’ascesa, la scalata. Questa stazione parla di chi, nel bene e nel male, non può regnare, di chi ha perso tutto.

Titolo: Todo se desvanece al final
Genere: Sonetto
Autore: Simone Anzelini

Que raro que es este camino,
mi mente razona y no se que saldrà.
Sueño con ser rey, con ser divino
Y al despertar solo se llorar.
Dicen que todo el mundo esta decidido,
pero no he entendido que me va a pasar.
Ahora todo bien, mañana herido
Y el tiempo se burla al pasar
Que harè? pregunto sin saber
y el suño me contesta “solo ve,
que todo es ilusiòn, nada es real.”
Asi que sigo soñando sin parar,
porque al desperar nada puedo encontrar,
ya que todo se desvance al final.

Titolo: Tamerlano il grande, così era chiamato
Genere: Monologo drammatico
Autrice: Beatrice Dutto

Tamerlano il grande, così era chiamato
quel pastore sciita pronto a diventare
imperatore d’Oriente, d’Asia il più amato
ma che sul suo stesso cervello non potè più contare.
Fu da esso annullato, non dalla lancia,
sua fedele compagna sin dagli albori
al pari di Zenocrate. Una lacrima sulla guancia
scende, inumidendo la lapide del suo grande amore.
Da lui fu tradito, come lo stesso sovrano
già fece con principi e sultani sul suo cammino.
Tutto il suo sforzo fu infine vano:
nelle mani dei figli, con la morte vicino
cadde l’impero che tanto aveva sognato
quel gran Tamerlano dal cervello malato.

Titolo: Vanitas
Genere: Monologo drammatico
Autrice: Martina D’Agostino

Ed è così che anche i più abili condottieri, coloro che hanno assoggettato il mondo intero, che hanno sfidato e vinto la collera degli dei, diventano schiavi di quel potere tanto agognato.

Quel male che cresce e ti consuma, ti logora da dentro, come solo il peggior demone saprebbe fare.

A mano a mano il despota che ha tanto sopraffatto il prossimo, ora si trova soggiogato dalla sua stessa fame.

Vinto dal gioco che lui stesso ha creato, vittima della propria ambizione.

E così nella morte, questa grande forza livellatrice, si scopre che non esiste alcun vincitore, che il contadino e il potente saranno accumunati da una sorte comune.

Si rivela essere una partita truccata sin dall’ inizio, il cui unico e solo vincitore non potrà che essere il potere: un mostro assetato di sangue che si compiace nel vedere l’uno che elimina l’altro.

D’altronde non può esistere potere al di fuori di questa dinamica;

non esiste imperatore senza sudditi, capitano senza marinai, potere senza paura e spregiudicatezza.

Così anche il tiranno è destinato a soccombere, affogato da quella sete implacabile.

Il potere chiamerà sempre sangue.

Titolo: Un subdolo pentimento
Genere: Monologo drammatico
Autrice: Sara Staffoni

Prima ero un uomo senza scrupoli
che commetteva anche gli atti più orribili,
prima interi giorni passavo a meditare
come il trono poter conquistare,
prima credevo che dal mio orrido aspetto
dipendesse un fato tanto maledetto.
Ora osservo solo e con rimpianto
ciò che un tempo ho desiderato tanto,
ora penso se ha avuto senso
per il potere perdere tutto il buonsenso,
ora ci ripenso e me ne pento
ma come cambio un passato così cruento?
Chi sarò domani se oggi non sono più chi ero ieri?
Un uomo nuovo con principi veri,
capace di amare e di farsi amare
senza più le mie sembianze ripudiare.
I miei errori cancellare, i peccati confessare
essere migliore o, almeno, tentare.
Rinascere dalla cenere più oscura
per emanare luce rinnovata e pura.

Titolo: Anna’s Fall
Genere: Sonetto
Autrice: Elisabeta Ruci

What is love for I cannot have you by
My side, to the left, yes there it is
It hurts, it weights, for you I cry
And if outside I go I feel no breeze. 
When cold is upon me, please call my name
And not so that it leads to flirtation 
For I’ll fall and I’ll be the one to blame,
You remember your words as temptation? 
Give me your love please, give me everything,
It started off nicely but here I am.
How did I end up here with not a thing?
Now that you are gone you left but a scam. 
Happy now? I’m done, I see no future
Yet I shall move on and my heart suture.

Titolo: Lady Death
Genere: Limerick
Autrice: Elisabeta Ruci

It’s good you laid with someone different in bed,
Someone with, no future will be shared.
Don’t be a whore
Settle, look no more;
In no time your only love with be Death- mama said.

UMBRAE POTENTIAE
ovvero degli effetti e delle conseguenze del potere

Ultima stazione, definitiva.
Questa stazione è la stazione definitiva: è la riflessione ultima su quali effetti e quali conseguenze porti intrinsecamente con sé il problema del potere. Se non esiste un mondo senza governo o controllo dello stesso, non deve per forza esistere il mondo che già conosciamo. È la sestina a regnare in questa stazione.

Titolo: a tutte le donne che vivono su questa terra maledetta
Genere: Sestina
Autrice: Alice Fusco

a tutte le donne che vivono su questa terra maledetta 
riscaldata dai flebili raggi di un sole avverso al nostro destino
con voi piango la nostra umile condizione di prigioniere 
schiave di uomini che hanno deciso per noi con il loro potere 
solo perchè siam viste come vasi di cristallo in quanto donne 
non vuol dire che come oggetti ci debba trattare il mondo
e io affondo, confinata in questa stanza che è diventata il mio mondo
sedotta da un uomo che non sa provare amore sono stata maledetta
e io passo le notti insonne ma forse sono solo una fra le tante donne 
a cui gli astri hanno smesso di vegliare sul destino 
esisto senza vivere veramente senza scelta né potere 
ora le mie passioni sono con me prigioniere 
fiere travestite da uomini gentili ci tengono prigioniere 
sotto controllo, non esiste il nostro volere per questo mondo
che affida a orridi tiranni come mio marito il potere
O Cielo inviso che mi hai fatto nascere maledetta 
siamo state legate per i polsi a questo destino 
che ci ha insegnato ad ascoltare senza parlare poichè donne
e io usata e riempita di menzogne mi ritrovo a pensare a come le donne
per colpa di un errore che non hanno commesso vivono prigioniere 
e io sposa di colui che ha ucciso il mio amore devo adorarne il destino
nonostante vorrei solo cambiare il mio cammino scappando da questo mondo
ma forse è solo un sogno che tenace cerca di distrarmi dalla mia vita maledetta 
come Fetonte potrei cadere se oso spingermi più in là di chi ha potere 
ma come una spina piantata dentro di me percepisco questo potere 
che noi non potremmo mai avere poiché troppo pericoloso darlo alle donne 
abbiamo troppo senno da utilizzarlo meglio ma più facile è definirmi maledetta
per questi pensieri che occupano la mia mente che rende le mie idee prigioniere 
poiché se provassi a urlarle in faccia a questo mondo 
mi ucciderebbero senza rimorso ponendo fine al mio destino 
e io mi chino a questo tremendo destino 
sono obbligata a sottomettermi al suo potere 
e io che non ho possibilità di essere felice in questo mondo
sono costretta a restare in silenzio e sprofondo insieme alle altre donne 
pensavamo che l’amore fosse più semplice, libero, che non ci facesse prigioniere 
ma il suo sguardo mi incute più paura del suo aspetto, O anima maledetta! 
siamo solo donne per questo mondo che non ne percepisce il potere 
ma anche se prigioniere sappiamo urlare a questo destino
si sono maledetta ma in questo risiede bellezza

Titolo: Tutto quello che conosco sull’amore
Genere: Sestina
Autrice: Cinzia Camosso

Tutto quello che conosco sull’amore.
Sfaccettato in mille sfumature.
Il rosso della passione, del sangue;
il rosa espansivo dell’amicizia;
l’oro che sa di casa, sembra luce;
il blu dell’abbandono, della notte.
Più volte mi nascondo nella notte,
mi crea disagio parlare d’amore.
Sembra debba essere questa luce
Meravigliosa di sfumature
che permette di salvare un’amicizia,
ma finisce con in bocca il sangue.
Presto più attenzione al mio sangue.
Accompagnatori dalla prima notte
quando ancora ignota era l’amicizia
e sconosciute le frecce dell’amore.
Tanto calde queste sfumature
serali, sui cari monti la luce.
L’amore è passeggiare sotto la luce
del sole, brucia le gote di sangue;
è ammirare quadri e sfumature;
accucciarsi al camino la notte.
Talvolta confondo per amore
ciò che nasce come amicizia.
Per fortuna esiste l’amicizia
fatta di calma, “Spegni la luce!”
e cene preparate con amore.
A disperarsi e sputare sangue
per poi abbracciarsi durante la notte.
È una questione di sfumature.
Riconosco tante sfumature,
cosa non si fa per amicizia.
Impossibile dormire la notte,
la luna fa capolino. La luce
è diversa oggi: sembra di sangue.
Mi ricorda cosa so sull’amore.
Quando notte diventerà luce
e sangue avrà altre sfumature,
allora amicizia rimerà con amore.          

Titolo: Un dolore condiviso, una luce ritrovata
Genere: Sestina
Autrice: Michela Russo ed Eleonora Scaringella

Donne afflitte da medesimo Destino
Accomunate da oltraggi senza tempo
Notti insonni a pregare le stelle
Invano ne scorgono la luce,
Anime lacerate da comune dolore
Unica richiesta di sincero amore.
Io Vittima dell’inganno d’amore
Io vittima di avverso destino
Porto nel cuore l’immenso dolore
Piango la felicità del perduto tempo
Della speranza volevo conferire la luce
Sola in una notte priva di stelle.
Mi accoglieranno le future stelle
Alla vendetta mi spingerà l’amore
Legata a colui che oscura la luce
Per giungere a un lieto destino
Spegnerà la mia fiamma prima del tempo
La mia anima sofferse un patito dolore.
Sedotta tra lacrime e dolore
Persa la fanciullezza in una notte di stelle
Ignara del volere del tempo
Sicura del corrisposto amore
Legati dall’unione del malvagio destino
Dei miei occhi privò la luce.
Regina del regno di ingannevole luce
La sua fuga porterà un sincero dolore
Dei martiri condivido il destino
Privilegiando colei prende il nome dalle stelle
Accecata dalle lusinghe di un simulato amore
La sua promessa svanirà nel tempo.
Sommersa dalla caducità del Tempo
Salvata da colui che restituì Luce
In cielo mi riaccoglie l’Amore
Purgata dalla piaga di Dolore
Illuminata dal potere di Stelle
Negli astri si ronciglia il Destino.
Il destino intreccia amore e dolore
Legati nel tempo che sfugge
Nel buio si innalza una fragile luce.

Titolo: Piccola piccola
Genere: Sonetto
Autrice: Cinzia Camosso

Il buio fa paura se sei da sola.
La vista offuscata, il fiato corto;
non capisci perché non ti dia conforto.
Finché non vedi lontana una lucciola.
Accecante: diventa la sua bussola;
come hai vissuto senza il suo supporto?
Il suo bagliore rende il circondario distorto,
guarda come sei piccola piccola.
Basta poco per affezionarti,
i tuoi occhi bruciano dall’ebrezza.
Certo che potresti controllarti.
Abbagliata mi hai confusa come salvezza,
basta poco per affezionarmi.
Riuscirò ad esserne all’altezza?

Titolo: Mi guardi
Genere: Sonetto
Autrice: Viola Cicoria

Mi guardi, sul tuo viso un ghigno, arcigno,
e io del mio raziocinio, questa volta, faccio a meno.
Non so perché il tuo corpo di rughe, così osceno,
mi rapisce. Sei genio ingannatore, no tu sei genio maligno.
Hai il mondo in pugno, e il mio cuore in uno scrigno
Mentre la morte, vicina, giace in silenzio pieno,
come fai a sedurmi qui? Saran le tue parole dolce veleno?
Tu ridi: è assenzio, o forse il “dopo l’esplosione” d’un ordigno?
Ma la tua assenza, la tua assenza mi lascia in assedio,
e io, io resto in attesa dell’attacco finale,
ti prego, senza parlare, concedimi tregua.
Ma resto ferita, resto ferita in questo duello mortale,
e anche se il tuo viso è privo di rimedio,
io, io mi arrendo a te, mi ubriaco di te e la mia forza si dilegua.

Titolo: Addio
Genere: Monologo drammatico
Autrice: Beatrice Dutto

Mia dolce creatura, innocente e pura 
i tuoi occhi novelli e la tua anima incantevole
non meriterebbero questa tortura,
sei solo una silenziosa preda di un destino ingannevole.
Non vorrei dirti addio, tu sei mio.
Sarai ciò che per sempre mi ricorderà di vivere 
anche se lontana da chi mi ha concesso di farlo. 
Vi penserò per ore osservando il giallore della sera,
ciò che ci accomuna è il sangue rosso, il colore dell’amore
che ci ha fatto da barriera.
Perché ti dico addio, figlio mio?
Sussultando sussurro ciò che non posso urlare:
è per il mio stesso padre se non ci chiamiam famiglia,
se Rosanio innamorato e seduttore se ne andrà, ma ti aspetterà,
non dovrei dirvi addio, tesoro mio.
Non comprendi il dolore ma un giorno solerai farlo 
Non avrà per te un volto il ventre che ti partorì
Il mio nome Feliciana non sarà un vago ricordo.
E ora addio, non sei più mio, amore mio.

Titolo: Bruciata
Genere: Sonetto
Autrice: Alessia Salvo

Sprofondata nel più grande lutto,
o Amore, non dimentico l’ardore,
né i battiti accelerati del cuore
che schiava mi resero di tutto.
Adesso un demone storpio e brutto
a me sussurra false promesse d’amore,
un assassino, tiranno e seduttore
m’accusa di quel ch’egli ha distrutto.
Ma annego nella mia debolezza,
e, la lusinga di questi accettata,
cado nella sua trappola sottile.
O Amore, dimmi: dove vedo la bellezza?
Lo stesso fuoco ora mi vuole bruciata,
quel mostro mi uccide lento ma febbrile.

Titolo: E se tutto fosse niente
Genere: Canzone sestina libera
Autrice: Alessia Salvo

Stella, che con le tue sorelle illumini il firmamento,
splendendo nel cielo notturno sì raggiante e bella,
complice dei segreti degli amanti e dei sogni incostanti
che a ogni calar del buio l’umanità coltiva,
a te l’anima mia si appella e ti prega gentilmente,
di’ a me, che di te porto il nome, del mio destino che sarà?
Puoi realmente dirmi nella mia vita che accadrà?
O forse gioia e dolore, piacere e tormento
sono solo momenti in cui si illude la mente,
attimi che l’esistenza crea e cancella,
come un’onda che nasce e si ritira furtiva,
che paiono fatti concreti quando sono fugaci istanti?
E se anche questi sentimenti fossero cangianti,
se quello che oggi sento non fosse la realtà,
se non fossi, come credo, vera e viva,
se del mio cuore fosse vano lo sconvolgimento,
se la vita che possiedo mai più potessi averla,
se quel che per me ora è tutto d’un tratto diventasse niente?
Sono forse io stessa oggetto di un desiderio fuggente?
Come quello di uomini in mare erranti
che, salpati su barca o caravella,
chiedono di approdare alle proprie divinità
e, una volta raggiunta la sponda del loro intento,
anelano quasi subito a una nuova riva.
Sarei dunque solo una banale alternativa,
una gioia transitoria come tante,
una pioggia sottile, una carezza del vento,
una calda luce nelle notti più inquietanti,
adesso amata, ma in futuro chissà;
oggi regina, domani umile ancella.
Puoi dirmi chi sono io, stella?
O almeno dimmi se merito di esser viva,
di essere amata, per quanto ne varrà.
Sono sì Stella, ma cadente,
tra speranze vane e sogni infranti,
che si perdono nel firmamento.
Dell’esistenza ogni momento è una perla
che le onde fluttuanti portano alla deriva
e cercare di comprendere la realtà non serve a niente.

Titolo: Saper parlare non è un problema
Genere: Sonetto
Autrice: Valeria Bertolino

Saper parlare non è un problema,
la conoscenza è un buon motore,
muove il bel mondo senza far rumore
e la sua gente verso di me rema.
Riman sulla Terra l’unico emblema
che è da sempre il principale attore
e a chiunque perben arricchisce  il cuore,
ne scrive della vita il gran poema.
L’amore descrive la condizione
di tutti, per chi volesse provarlo
remembrar deve dei suoi gravi danni.
La parola non solo accettazione
porta, ogni uomo deve ricordarlo
scongiurando il controllo dei tiranni.

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