La tragedia di Dublino

Clelia Anna Damato, riscrive la 5 novella della IV giornata del Decameron di Boccaccio, riportandoci in una Dublino moderna, buia e terribilmente macabra, nell’ottica del corso di letterature comparate Il personaggio nella novella europea: Boccaccio e Chaucer (Prof.ssa Chiara Lombardi).

Le sorelle di Tristan uccidono la sua amata, ella gli appare in sogno raccontandole l’accaduto e dicendogli dov’è sotterrato il suo corpo. Egli lo dissotterra per appropriarsi occultamente del suo bellissimo viso, tagliandole la testa. Piangendo ogni giorno dal dolore ripudia le sorelle e si lascia morire.

*

Ci troviamo a Dublino, città della fortuna e della birra, animata da musica e risate, ma al contempo avvolta da un clima spesso cupo e tenebroso, dove tra le sue strade umide e i palazzi antichi viveva una piccola famiglia composta soltanto da tre fratelli: due sorelle e un unico maschio. Erano divenuti improvvisamente ricchi dopo la tragica morte dei genitori: la madre, una nobile donna dalla professione stimata e invidiata, e il padre, un uomo umile ma saggio, mentore silenzioso della famiglia, colui che aveva sempre cercato di tenere uniti i figli.
Le due sorelle erano già sposate, legate a mariti di discreta bellezza, uomini che, tuttavia, non facevano che confrontarsi con gli altri, incapaci di accettare che qualcuno potesse superarli in fascino o prestigio. L’unico ancora solo era il fratello minore, Tristan: un giovane dotato di una bellezza rara e naturale, ma soprattutto di un animo puro e gentile, qualità di cui le sorelle, col tempo, sembravano essersi private, corrose dall’invidia e dall’avidità.
Presso l’azienda di famiglia lavorava anche una giovane donna di straordinaria bellezza: Lilith.
Era gentile, carismatica, sempre pronta a sorridere e ad aiutare chiunque ne avesse bisogno.
Nessuno, osservandola, avrebbe potuto immaginare che un destino così crudele stesse silenziosamente tessendo la sua trama intorno a lei. Lilith e Tristan cominciarono a incontrarsi spesso, inizialmente per lavoro, poi sempre più per piacere. Le conversazioni si fecero confidenze, le confidenze si trasformarono in sguardi lunghi e silenziosi, fino a quando l’amore, inevitabile, li travolse. Iniziarono a vedersi anche in segreto, lontano dagli occhi indiscreti delle sorelle.
Una sera decisero di concedersi una cena nel ristorante più rinomato di Dublino, situato non lontano dalla casa di Lilith. Ciò che non sapevano, però, era di essere osservati. Le due sorelle, nascoste all’interno di un’auto parcheggiata lungo la strada, li spiavano, consumate dalla gelosia e dal rancore.
Anche se stremate dall’attesa, rimasero lì fino a quando, finalmente, videro Tristan uscire dall’abitazione di Lilith, a quel punto decisero di agire. Fingendosi abitanti del condominio, entrarono nello stabile e individuarono l’appartamento della giovane. Bussarono alla porta spacciandosi per il fratello, sostenendo che avesse dimenticato qualcosa. Lilith aprì senza sospettare nulla. Davanti a lei si trovarono, non il suo amato, ma le sue due datrici di lavoro, le sorelle di Tristan. Non ebbe nemmeno il tempo di parlare che le sorelle la colpirono alla testa e cadde a terra. Batté il capo con forza e morì sul colpo. Nessuno vide, nessuno udì, nessuna telecamera registrò l’atroce delitto.
Le sorelle chiusero la porta alle loro spalle con inquietante calma. Ripulirono il sangue, avvolsero il corpo in un sacco della spazzatura e lo caricarono sull’auto. Guidarono per ore, fino a un campo isolato, dove seppellirono Lilith come fosse un rifiuto.
I giorni passarono e Tristan non ebbe più notizie di lei. Chiese spiegazioni alle sorelle, ma venne ignorato, deriso, umiliato, «Passerà, vedrai. Tutti abbiamo avuto il cuore spezzato», disse una.
«Sarà sparita come fanno in tanti… e ora abbiamo pure una dipendente in meno», aggiunse l’altra, ridendo.
Distrutto, Tristan tornò a casa, provò a chiamare Lilith più volte, senza risposta. Guardò le loro fotografie, pregando in silenzio di poter tornare a quei momenti di felicità rubata. Pianse per ore, fino a quando, stremato, si addormentò con il viso ancora bagnato di lacrime. Quella notte sognò. Sognò Lilith. Il suo desiderio era stato così intenso che il sogno prese una forma terribilmente reale. Non era un ricordo, non era un’illusione: era il suo spirito. Lilith gli apparve, pallida, ma serena, e gli raccontò tutto. Gli spiegò dove trovare il suo corpo. Tristan, piangendo persino nel sogno, la ringraziò, e lei svanì per sempre.
Il mattino seguente Tristan finse di essere malato, così non appena le sorelle lasciarono la casa, salì in auto e seguì le indicazioni ricevute. Scavò a lungo, fino a quando udì il rumore della plastica e avvertì un odore insopportabile. Aprì il sacco: era Lilith. Il suo volto, bellissimo e incredibilmente intatto, sembrava dormire. Sconvolto e terrorizzato, prese una decisione folle. Tagliò la testa della sua amata e la portò con sé, doveva salvare la parte più bella e più pura di lei. Tornato a casa, la pose in uno dei vasi del padre e vi piantò il suo fiore preferito: il Pelargonium triste. Ogni giorno lo abbracciava, bagnando la terra con le proprie lacrime.
Le sorelle inizialmente non si posero domande, ma dopo qualche giorno venne fatto notare dai vicini la stranezza del fatto, così le due, entrarono subito nella serra del padre, ormai divenuta del fratello, ma trovarono solo le sue mille e mila piante, nessun vaso era grande come quello che teneva Tristan, allora corsero in camera di lui e lo incalzarono con il vaso, che da quando ce l’aveva non lo lasciava mai, lo portava ovunque.


Le sorelle gli strapparono il vaso dalle mani e cominciarono a svuotarlo, un forte tonfò si sentì e un odore terribile riempì subito la stanza, era la testa di Lilith, le ragazze sconcertate la presero e la misero in uno scatolone insieme al vaso, tutto rigorosamente sigillato e inodore, chiamarono uno dei dipendenti della ditta e fecero spedire il vaso il più lontano possibile, fatto questo tornarono a lavoro come se nulla fosse successo.
Tristan rimase pietrificato, con le lacrime che scavavano percorsi sulle sue guance, finché le sorelle non se ne andarono, una volta rimasto solo un unico pensiero gli passò per la testa: “Devo raggiungerla” sussurrò tra sé e sé e fu così che prese la decisione di porre fine alla sua vita buttandosi dalla cima del palazzo, sopravvisse alla caduta per qualche minuto, il tempo sufficiente per rendersi conto che anche la sua vita era stata spezzata dalle sorelle.
Così, senza rimorso, le due donne fecero ancora un’ultima vittima. Nel frattempo, il vaso spedito lontano aveva intrapreso un viaggio silenzioso. Attraversò città, porti, magazzini, mani ignare. Nessuno sapeva cosa contenesse davvero, ma il Pelargonium triste continuava a fiorire, contro ogni logica, contro ogni legge naturale. I suoi petali emanavano un profumo dolciastro e malinconico, come un ricordo che rifiuta di dissolversi. Qualcuno, in un luogo lontano da Dublino, iniziò a prendersene cura, attratto da quella pianta insolita, ignaro del fatto che stesse nutrendo qualcosa di più di un semplice fiore.
La città aveva visto nascere e morire segreti ben peggiori, e li conservava nei suoi muri umidi, nelle crepe dell’asfalto, nel vento che ululava tra i vicoli al calare del sole. Ogni passo che qualcuno compiva lungo quelle strade era accompagnato dai sussurri del passato, e le colpe non svanivano mai davvero: si sedimentavano, diventavano parte dell’aria stessa.
Le sorelle continuarono la loro vita come se nulla fosse successo. Partecipavano a cene eleganti, sorridevano durante le riunioni di lavoro, parlavano del fratello con finta malinconia, raccontando a chiunque chiedesse che la sua mente fragile non aveva retto alla perdita di una donna “che probabilmente lo aveva illuso”.
Mentre i due amanti si ricongiunsero in quello che viene dopo la morte, i loro corpi erano distanti freddi e rigidi, ma le loro bellissime e purissime anime poterono così vivere finalmente insieme, senza nascondersi, senza segreti, ma solo con sincero amore.

Bibliografia
Per la realizzazione di questa riscrittura si è presa ispirazione dal Decameron di Boccaccio, ristampa del 2025 a cura di Amedeo Quondam, Maurizio Fiorilla e Giancarlo Alfano, in particolare è stata fatta la ripresa la novella 5 della IV giornata – Lisabetta da Messina

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