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…TUA, B.

Schettino Martina, in questa sua composizione, rielabora il concetto di colpa e peso della coscienza sotto forma diaristica, riportando i pensieri più intimi e profondi di una giovane protagonista, nell’ottica del corso di Letterature Comparate B mod. 1 Verità e coscienza. Narrativa, poesia, teatro (Prof.ssa Chiara Lombardi).

“Ho sentito un brivido lungo tutta la schiena; il modo in cui ha pronunciato quelle parole, il suo sguardo che è improvvisamente diventato vuoto… è stata solo una mia percezione?”

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22/09/2022

Caro Diario,

Eccomi, sono arrivata nella mia nuova casa! Finalmente, non vedevo l’ora!. L’Inghilterra è spettacolare, sono così contenta di essere qui. L’appartamento non è grandissimo ma ho un’intera, spaziosissima parete per la mia libreria. La mia coinquilina, Lizzy, è molto simpatica. Mi ha fatto fare un tour della casa e mi ha già dato qualche informazione sulle varie feste che i suoi amici hanno in programma. Per ora voglio concentrarmi sulla sistemazione della mia roba e voglio prepararmi per l’inizio delle lezioni. Mancano solamente due settimane; mi sento agitata ma al tempo stesso sono emozionata. È il mio sogno da sempre! Oxford! Ancora non ci credo, che gioia! Datemi un pizzicotto o crederò ancora di essere in un sogno. Adesso vado, ne approfitto per chiamare mamma ora che Lizzy è sotto la doccia
Tua, B.

07/10/2022

Caro Diario,

sono tornata, prima settimana di lezioni. Ho smesso di scrivere per un po’… mi dispiace, so bene che la scrittura mi aiuta tanto, eppure in questi giorni sono stata così impegnata. Tra l’inizio delle lezioni e le presentazioni ai tantiamici di Lizzy (dire tanti è un eufemismo, non so come questa ragazza riesca a intrattenere tutti questi rapporti sociali, costantemente…), non ho avuto un attimo di tregua. L’appartamento è finalmente sistemato, io e Lizzy lo abbiamo reso molto carino. Anche a mamma piace molto. Ho ancora una lezione per oggi, storia inglese. Il professore è simpatico e si vede che mette molta passione in quello che fa. Abbiamo iniziato dalle origini della storia inglese, dai Britanni alla conquista dell’Impero romano. Una settimana stancante ma molto produttiva; la professoressa di English ci ha già assegnato un saggio da scrivere su Beowulf… vado a lezione.

h. 19 sono in camera, Lizzy è appena tornata con il suo fidanzato, non sembra che le cose vadano molto bene tra loro. Lei piange, penso stiano per chiudere la relazione, mi ha confidato che è da qualche tempo che le cose tra loro non vanno bene.

10/10/2022

Jordan e Lizzy non si sono lasciati. Io sono a metà del mio saggio di Beowulf e in ritardo per la mia lezione di Storia Inglese ciaoo.

11/10/2022

Caro Diario,

ho dormito male questa notte; Lizzy è tornata tardi e ha fatto molto rumore, penso avesse bevuto troppo la sera. Continuava a ripetere un nome, o meglio, continuava a biascicare un nome, storpiando tutte le lettere che lo compongono; strano…

   13/10/2022

“If you could hear at evert jolt, the blood
Come gargling from the fourth-corrupted lungs,
Obscene as cancer, bitter as the cud
Of vile, incurable sores on innocent tongues, –
My friend, you would not tell with such high zest
To children ardent for some desperate glory,
the old Lie: Dulce et decorum est
Pro patria mori.”

Wilfred Owen, uno dei war poets che preferisco in assoluto. La potenza delle parole con cui esprime il suo disprezzo verso i finti ideali sociali del tempo mi provoca sempre un’emozione indescrivibile. Spero un giorno di riuscire ad esprimermi in maniera così decisa ma allo stesso tempo elegante come Owen.

Il saggio è quasi terminato; per essere il primo vero saggio che io abbia mai scritto, sono abbastanza soddisfatta. Lizzy mi ha aiutata con alcune parti più tecniche, sto ancora perfezionando la mia scrittura saggistica. Ultimamente non sta molto bene, non capisco bene cos’abbia… sembra sempre sull’orlo di una crisi o un pianto, è spesso nervosa e molto moody. Quando provo a chiederle di parlarne ha come un sussulto e cambia velocemente umore e argomento, come se tutto il malumore che c’era non fosse mai esistito, se non nella mia testa. Questi suoi comportamenti mi confondono, non capisco perché si comporti così. Anche Jordan si fa vedere sempre meno in casa. Sarà successo qualcosa tra loro?

 15/10/2022

Finalmente è sabato! L’Università è stancante, un ambiente completamente differente da quello del liceo e gli ambienti scolastici inglesi sono così lontani da quelli italiani. All’inizio è stato veramente difficile ambientarsi, ma ho trovato delle persone fantastiche che non mi hanno fatto sentire sola un solo istante. Posso dire di essere la felicità fatta persona!

16/10/2022

Diario,

questa notte è successo qualcosa a Lizzy… è tornata nuovamente molto tardi a casa, piangeva e continuava a ripetere a qualcuno dall’altra parte del telefono che non poteva più sopportare questa situazione, era stanca e voleva solo dormire. Sono sinceramente preoccupata, ma come sempre non ha voluto parlarmene; neanche quando le ho detto che avrei provato ad aiutarla in ogni modo si è voluta liberare del peso che porta nel cuore. In effetti, ora che ci penso… inizialmente non ci ho fatto molto caso, ero stanca, appena sveglia e nel bel mezzo della notte. Ma ora, ripensandoci… mi ha risposto che a quel punto neanche Dio avrebbe potuto aiutarla. Ho un brutto presentimento, molto brutto…

21/10/2022

La situazione sta diventando sempre più strana. Lizzy è tornata quella di prima. Sorridente e spensierata com’era i primi giorni in cui ci siamo conosciute. È tutto sempre più strano. Come sono strane le persone che sta iniziando a frequentare. Si è allontanata da tutti i suoi amici e ora si è avvicinata ad un gruppo di persone… diverse. Non ho una bella sensazione.

Questa sera il professore di storia inglese non ci sarà a causa di un impegno, questo mi dà il tempo di completare un nuovo saggio a cui sto lavorando per il corso di Poesia e una relazione per il corso di Letteratura Americana. Quest’anno il professore vuole concentrarsi sulla letteratura di Hemingway. Adesso stiamo affrontando “The old man and the sea”; ho finito da poco la lettura di questo racconto spettacolare. Quanto mi affascina la scrittura di questo autore, non vedo l’ora di approfondirlo.

Sono in biblioteca, ho bisogno di prendere in prestito alcuni libri per vari corsi. Sinceramente non me la sento di tornare a casa, con Lizzy e quelle persone… mi mettono i brividi. Non capisco, è una sensazione che ho provato non appena hanno messo piede nell’appartamento…

Appunto di Lizzy ritrovato in un quaderno universitario:

Sadness.
Hopes.
Will she trust me again,
After all the things I’ve done?
-E.

09/11/2022

Diario,

sono finalmente più libera dagli impegni universitari; saggi, scritti critici, composizioni. D’altro canto però, Lizzy mi preoccupa sempre di più e occupa quasi tutti i miei pensieri. Ultimamente non torna a casa a dormire, non risponde a chiamate o messaggi e quando, dopo giorni, torna, la trovo sempre più smagrita, stanca, con profonde occhiaie scure sotto gli occhi. Anche Jordan è sempre meno presente, raramente lo incontro in casa… è successo solo poche volte e l’ho trovato profondamente cambiato. Non fisicamente, non è un cambiamento apparente. È qualcosa nella sua persona che sembra diverso, forse nel suo sguardo, nei piccoli movimenti che inconsciamente una persona compie quando si trova in un luogo dove non vorrebbe essere.

Forse sto sognando tutto, forse nulla di ciò che ho scritto sopra è reale; sarò influenzata dalla preoccupazione che provo per Lizzy…

15/11/2022

Abbiamo iniziato Shakespeare al corso di Letteratura Inglese! I’m not gonna lie, è uno dei miei autori preferiti. Sono affascinata dalle tragedie; è un mondo meraviglioso, ricco di piccoli dettagli che rendono la scrittura di Shakespeare così incredibilmente significativa. Tra pochi giorni inizieremo Macbeth. Ricordo ancora la prima volta che approcciai quest’opera. Ero nella mia vecchia camera, tra le mani il volume delle tragedie shakespeariane preso dalla biblioteca di mio nonno. Pagina dopo pagina, la fermezza e la perseveranza di Lady Macbeth hanno catturato la mia attenzione sin dall’inizio. È una donna che non si è lasciata intimorire da nulla, né sovrastare dal predominio del potere maschile che al tempo regnava sovrano nella società. Queste sono, però, le stesse caratteristiche che l’hanno portata alla rovina. Lady Macbeth non sopportava il peso del delitto che lei e il marito avevano progettato e commesso, nei confronti di un uomo buono e gentile.

Lady Macbeth si toglie la vita, consumata dalla sua stessa sete di potere.

20/11/2022

Domenica, il mio giorno preferito della settimana. Ho finalmente recuperato qualche ora di sonno perso in questi giorni di lezioni interminabili.

Ieri sera ho deciso di parlare con Lizzy; la situazione stava diventando insostenibile. Ci siamo confrontate a lungo; mi ha spiegato che tutte quelle persone sono amici di Jordan, conosciuti in un nuovo centro per artisti che aveva scoperto qualche mese prima. Mi ha anche confidato che per “entrare” in questo gruppo bisogna affrontare una cerimonia di iniziazione. Ho sentito un brivido lungo tutta la schiena; il modo in cui ha pronunciato quelle parole, il suo sguardo che è improvvisamente diventato vuoto. È stato un solo attimo, poi ha continuato a parlarmi come se nulla fosse successo. È stata solo una mia percezione??

La detective Campbell chiuse il piccolo oggetto che da ore stava sfogliando, ripetutamente, in cerca di un indizio, una traccia qualsiasi che potesse condurla a comprendere l’accaduto. Questo diario dava molti spunti di riflessione alla giovane detective; Miriam ripensò al lungo interrogatorio di Jordan Foster, il fidanzato di Elizabeth Wright. Pensieri veloci scorrevano nella mente della detective. Tra le mani aveva uno dei casi più difficili a cui avesse mai lavorato; si sentiva pronta, eppure l’agitazione penetrava ogni suo muscolo. Ogni cellula del suo corpo fremeva. Voleva chiudere il caso; le famiglie delle vittime erano distrutte, le si stringeva il cuore ripensando alle lacrime dei genitori quando aveva comunicato loro la notizia; lei però doveva concentrarsi. Lo doveva a loro; lo doveva a quelle povere ragazze.

La scena del delitto era già stata controllata più e più volte, dalla stessa Miriam e da altri poliziotti dello Scotland Yard presenti durante le indagini. Secondo le ricostruzioni, non ancora ufficiali, della vicenda, il giovane si era introdotto nell’appartamento di sera con la scusa di recuperare dei vestiti dalla camera della fidanzata. Secondo i programmi, sarebbero dovuti andare a cena fuori e poi si sarebbero trovati con degli amici di lui, probabilmente gli stessi amici descritti nel diario di Beatrice.

Jordan affermava di aver trovato le due ragazze già morte quando era entrato in casa, usando le chiavi che Elizabeth gli aveva lasciato. Il ragazzo restava comunque il principale sospettato. Chiudendo il diario, Miriam si rese conto dell’ora. Le 2:20 del mattino. Non riuscì a dormire quella notte. Le stava sfuggendo qualcosa, ne era sicura; un pezzo di quell’infinito puzzle che era la verità le mancava, solo che non sapeva come e dove cercarlo.

L’indomani si recò sul luogo delle indagini. Prima di entrare nell’appartamento fece un respiro profondo. Entrando, notò subito la scientifica alle prese con il soggiorno, dov’erano stati ritrovate le due ragazze. Sentiva ancora quella sensazione della notte precedente; la verità stava lentamente scivolando via. Miriam decise di controllare nuovamente quel posto, come se non fosse mai entrata lì prima, come se fosse la prima volta. Doveva concentrarsi su ciò che non era ovvio o scontato.

Ripensando al diario di Beatrice, decise quasi involontariamente di dirigersi verso la libreria del salotto. “Una bella collezione” pensò subito, sfiorando con le mani guantate i dorsi dei libri perfettamente ordinati. L’occhio le cadde sulla collezione dei volumi di Shakespeare; la detective ricordò che Beatrice stava studiando Shakespeare all’Università in quel periodo. Si recò verso quella sezione e notò un buco tra il “King Lear” e “Anthony and Cleopatra”. Non era mai stata appassionata di letteratura, e di certo non poteva sapere quale opera shakespeariana mancasse alla collezione. Si sfilò velocemente il guanto e cercò su Google la lista completa delle opre dell’autore inglese. Controllò i libri uno ad uno, fino ad arrivare al volume mancante; Macbeth. Nella libreria non era presente. Poteva trovarsi solo in camera di Beatrice. L’istinto di Miriam le suggeriva che valeva la pena seguire questa pista, e così fece. Andò in camera della ragazza e lo vide, impilato sulla scrivania insieme ad un sottile libricino di Hemingway e altri volumi. Senza pensare, come se fosse guidata da una forza esterna, aprì il libro. Un piccolo pezzo di carta scivolò sul pavimento, silenzioso. Inizialmente non fu notato da Miriam e rimase lì, sul pavimento. Nel frattempo la detective, sfogliando le pagine e leggendo distrattamente le varie note scritte a mano ai margini, notò che una pagina era stata segnata.

SEYTON

The queen, my lord, is dead.

MACBETH

She should have died hereafter.
There would have been a time for such a word-
Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow.
Creeps in this pretty pace from day to day
To the last syllable of recorded time;
and all our yesterdays have lighted fools
The way to dusty death. Out, out, brief candle!
Life’s but a walking shadow, a poor player
That struts and frets his hour upon the stage
And then is heard no more. It is a tale
Told by an idiot, full of sound and fury
Signifying nothing.

Una lacrima scese lungo la guancia di Miriam. Quelle parole l’avevano colpita profondamente, ma la nota a margine che accompagnava quei versi le fece gelare il sangue:

My time is coming
sooner than I thought.

Questa era la stessa scrittura del diario, la scrittura di Beatrice. La ragazza era consapevole di essere in procinto di morire? Se sì, com’era possibile? Qualcuno l’aveva minacciata? Jordan? Uno dei suoi amici? Elizabeth aveva cercato di avvertirla in qualche modo?

Chiuse il libro e si appoggiò alla scrivania; mille ipotesi, domande, pensieri fluivano correndo veloci. Miriam chiuse gli occhi. Questo complicava tutto. Aprendo gli occhi notò il foglietto fino ad ora ignorato, che era rimasto sul pavimento della camera.

Quel pezzo di carta apparteneva alla pagina del diario, la carta era la stessa. La detective era sicura di questo perché aveva maneggiato parecchio l’oggetto negli ultimi tre giorni.

Traduzione italiana della nota ritrovata nella copia del Macbeth appartenuta a Beatrice:

Questa nota è per Jordan, Michael e Susanne.
L’atto è compiuto, lei è morta.
Avete scelto una vittima per me, io ho obbedito ai vostri ordini.
Vederla lì, sul pavimento del nostro salotto, senza vita (vita che io le ho tolto!) mi ha destata dal sonno ipnotico in cui ero entrata.
La cerimonia che tanto bramavate è stata realizzata;
ma lei era mia amica.
Non posso vivere sapendo quello che ho fatto, quello che ho fatto per te, Jordan. Solo per te.
Addio,
Elizabeth.

*

Bibliografia:

William Shakespeare, Macbeth, Milano, Mondadori, 2021.

Wilfred Owen, Dulce et Decorum Est, https://www.raicultura.it/webdoc/grande-guerra/battaglia-somme/pdf/WilfredOwen.pdf

Riscoprendo me stesso: terapia attraverso la parola

Laura Margaria rielabora l’idea letteraria della coscienza, riscoprendo se stessa attraverso la terapia narrativa, nell’ottica del corso di Letterature comparate B, Verità e coscienza. Narrativa, poesia, teatro (Prof.ssa Chiara Lombardi)

“Le sentivo da tutta la vita, erano voci distanti e da piccolo pensavano tutti che avessi soltanto una grande fantasia o che semplicemente amplificassi le favole della Disney, dove Pinocchio vede il suo grillo che gli spiega cos’è giusto e cos’è sbagliato, perché alla fine tutti sentono una voce nella testa e non è altro che la propria coscienza.”

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Le sentivo da tutta la vita, erano voci distanti e da piccolo pensavano tutti che avessi soltanto una grande fantasia o che semplicemente amplificassi le favole della Disney, dove Pinocchio vede il suo grillo che gli spiega cos’è giusto e cos’è sbagliato, perché alla fine tutti sentono una voce nella testa e non è altro che la propria coscienza. Quando provavo a spiegargli che era diverso non ascoltavano. Effettivamente sentivo una personcina nella mia mente che mi gridava cosa fare, ma la sentivo anche discutere con altri, li sentivo litigare, parlare con termini che neanche io avevo mai sentito. Sembrava di assistere ad uno di quei programmi di polemiche in televisione dove le persone si parlano addosso sputando verità e menzogne, senza neanche riconoscere le une dalle altre. Però gli adulti mi rispondevano: “Il tuo grillo parlante sta protestando molto? Hai forse fatto qualcosa di sbagliato?”. A tredici anni hanno iniziato a capire che forse avrebbero dovuto ascoltarmi un po’ più e mi portarono da uno psicologo. Da lui per la prima volta ho sentito il termine ‘Disturbo dissociativo dell’identità’. Queste parole complicate a cui ancora non associavo un significato preciso spiegavano tutto: i miei sbalzi d’umore improvvisi, le mie proteste di bambino, il fatto che molte volte i miei genitori stessi non mi riconoscessero, anche i miei vuoti di memoria diagnosticati come ‘amnesie dissociative’.

Ho dovuto affrontare l’ipnosi per arrivare a conoscere tutte le altre persone che abitavano nella mia mente, il dottore li chiamava “alter” e tra tutti ho riconosciuto le due voci che principalmente mi avevano accompagnato da tutta la vita, diversi come le due facce della stessa medaglia. Uno mi incitava a dire tutto ciò che pensavo, ad essere sincero, riteneva necessaria la coincidenza tra il cuore e le parole, non importava quanto la verità fosse dura da affrontare; l’altro invece mi incitava ai sotterfugi, alle piccole bugie una dietro l’altra che di certo non avrebbero fatto male a nessuno, si preoccupava che io avessi tutto ciò che desideravo e mi consigliava come fare per arrivare ad ottenerlo, anche se ciò significava affondare altre persone. La mia vita è sempre stata un bilancio tra queste due personalità, talvolta richiamavo gli altri per aver mentito e li ferivo anche nei sentimenti pur di non passare altro tempo con dei bugiardi; altre volte invece ero il primo a mentire, fingevo di stare male soltanto per arrivare ad un misero scopo. Certi giorni loro stessi uscivano dalla testa e iniziavano ad agire come più preferivano scombinando la mia vita e io dovevo raccogliere i pezzi di ciò che avevano distrutto senza neanche ricordare cosa il mio stesso corpo avesse combinato. Avevo tante vocine nella testa ma non ho mai sviluppato quella del mio grillo parlante o forse anche se esisteva non gridava abbastanza forte da farsi sentire e più crescevo più passavo la vita a scegliere tra uno o l’altro dei consigli senza mai sapere cosa fosse giusto o sbagliato. In balia di una vita che forse non potevo neanche definire mia.

Sono seguito da specialisti ormai da tre anni, il dottore mi ha chiesto di iniziare a scrivere queste pagine per prendere più coscienza della mia situazione, vuole che io descriva le mie esperienze per aiutarlo a comprendere meglio i miei sintomi. Inoltre, queste pagine potrebbero aiutarlo ad identificare quelli che chiamano ‘trigger’ ossia qualsiasi cosa possa riportarmi ad un evento traumatico e stimolare in me un cambio di personalità. Devo annotare tutte le situazioni stressanti che mi si pongono davanti e descrivere ogni cosa.

Dottore deve sapere che oggi è successo davvero qualcosa di strano ed è per questo motivo che mi ritrovo per la prima volta a volerla annotare. Oggi dopo le lezioni il mio compagno di classe Oscar si è avvicinato e mi ha chiesto un consiglio riguardante una poesia. Inizialmente non voleva dirmi per chi fosse stata scritta, ma ha ceduto al suo entusiasmo e mi ha rivelato il nome di Clara. Mi sono domandato se sapesse della relazione che io e lei avevamo, mi sono chiesto se fossi io a dovermi sentire di troppo in quel gesto d’amore tanto romantico. Ho accettato più per curiosità che per amicizia e appena il mio compagno ha finito di recitare quella poesia le vocine nella mia testa si sono scatenate: “Non è che uno sciocco adulatore, che neanche riesce ad esaltare la sua amata. Inoltre, come si permette di dedicare una poesia alla nostra Clara, digli che non ha speranze, che lei ha promesso a noi il suo cuore e la sua parola sincera è la nostra più grande garanzia. Dovrebbe provare a resistere alla tentazione di scrivere se questo è il risultato. Dovresti proprio dirgli di rinunciare e gettarla direttamente nel gabinetto, non è certo una poesia d’amore adatta!” urlava uno, mentre l’altro ribatteva “Non essere ingenuo, digli che è meravigliosa, ammira la sua scrittura e quando la reciterà davanti a Clara sarà lei stessa a sfigurarlo, non dovrai più temere che lei lo scelga, sarai tu la sua unica opzione. Fingi di aver sentito un capolavoro, poi andrai a consolarlo quando lei gli volterà le spalle. Lui sarà ancora tuo amico e Clara sarà solo tua. Perché dovrebbe sospettare della tua parola?“.

Sembrava una scelta banale, non fosse stata per lei che veniva inserita in quella mia decisione, qualsiasi mia scelta avrebbe influito su di lei, che per miracolo mi era rimasta accanto nonostante la mia malattia, lei che avrebbe potuto abbandonarmi come tanti altri ma ha scelto di restare. L’unica certezza in quella situazione era che, come al solito, mi ritrovavo schiacciato tra due persone senza sapere chi ascoltare. Avrei potuto dare retta al primo: dirgli la verità e così ferire i suoi sentimenti; al contrario se avessi ascoltato la seconda voce non mi sarei neanche dovuto preoccupare della risposta di Clara, si ritrovava già con troppi pretendenti e toglierne uno dalla lista mi avrebbe avvantaggiato. Hanno iniziato a discutere e in un secondo mi è sembrato di sentire qualcun altro in mezzo a quella loro discussione, sembrava la prima parola di un bambino, inaspettata e straordinaria ma allo stesso tempo leggera come un gesto abituale. Quella piccola voce aveva detto soltanto “No”. E io trascinato da quella sensazione nuova avevo ripetuto lo stesso monosillabo ad alta voce. Oscar mi guardava come se dalle mie labbra pendesse la sorte della sua vita, non capiva come mai gli stessi dicendo di no. Tuttavia, in quel momento non importava ciò che succedeva al di fuori della mia testa, ero sicuro fosse qualcosa di nuovo, che fosse qualcuno di nuovo e per un attimo ho pregato, ma non mi ha risposto. Quale dei due non avrei dovuto ascoltare?  Perché aveva smesso di parlare? Perché non aveva mai parlato prima?

Ero di nuovo in balia di quei due e ancora una volta ho ceduto alla più suadente delle due voci, al che ho risposto ad Oscar: “Mi piacciono, sono veramente dei bei versi, dovresti correre da lei e dirle tutto, vedrai come sarà felice”.

Proprio mentre iniziavo a camminare verso casa l’ho sentito di nuovo, questa volta però era più tenace, il bambino aveva imparato a parlare e non voleva smettere: “Tu vorresti che ti mentissero?“. Mi sono ritrovato a pensare alle mie azioni come se influissero davvero su di me, come se una mia scelta potesse realmente cambiare la mia storia. Se fossi stato nei panni di Oscar avrei voluto una verità dolorosa o una menzogna? Forse la risposta stava proprio in mezzo a questi due estremi. Dottore magari mi correggerà, mi dirà che sono un illuso però io ho pensato che fosse il mio grillo parlante. Aveva detto solo una frase però aveva zittito ogni altra voce e gli uomini che mi guidavano da tutta la vita non avevano più il coraggio di rispondere a quel bambino.

Scorrendo tra i vari pensieri sono arrivato a casa, la testa era pesante; tuttavia, sembrava una stanza vuota dove l’eco di quella voce nuova risuonava inesorabile e non mi lasciava riposare. Scrivo queste pagine per capire bene di che si tratta, per sperare che lei dottore legga dentro di me e capisca quel che ho in questa testa.

Ho chiesto a mio padre come potesse spiegare quella pesantezza, quel vuoto che ti ingloba ma non ti ferisce, quella paura di aver fatto la cosa sbagliata. Ma non c’è stata una vera e propria risposta, come per tutta la mia vita non è mai stato bravo a leggermi e a capirmi. Al momento della buonanotte è entrato in camera mia dicendo: “Stavo pensavo a ciò che mi hai chiesto prima, non sono in grado di spiegare sentimenti del genere io. Perché non ti affidi a Shakespeare?”. Dopodiché ha allungato verso di me un libro con la copertina rigida e sopra riportato in grassetto ed in oro “Macbeth”.

Cinque personaggi in cerca di risposta

Letizia Baldioli immagina, attraverso lo stratagemma del sogno, che una lettrice si ritrovi ad ascoltare pazientemente le confessioni, talvolta disperate, dei personaggi del Macbeth. In questo modo cerca di far conoscere loro il punto di vista di una persona esterna alle vicende, sollevandoli umanamente dal peso della tradizione letteraria, nell’ottica del corso di Letterature comparate B, Verità e coscienza. Narrativa, poesia, teatro (Prof.ssa Chiara Lombardi)

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Delitto

Giulia Repetto, in queste due lettere, riscrive il romanzo Delitto e castigo trattando il tema della coscienza in relazione all’attuale conflitto tra Ucraina e Russia, nell’ottica del corso diLetterature comparate B, Verità e coscienza. Narrativa, poesia, teatro (Prof.ssa Chiara Lombardi).

“Se avessi voluto aspettare che tutti fossero diventati intelligenti, sarebbe passato troppo tempo… Poi ho capito anche che questo momento non sarebbe arrivato mai, che gli uomini non cambieranno mai e che nessuno riuscirà a trasformarli e che tentar di migliorarli sarebbe fatica sprecata!” (F. Dostoevskij, Delitto e castigo)

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Rodion Romanovič Raskol’nikov

                                                                                                                       Mariupol, 18 marzo 2022

              Sof’ja Semënovna Marmeladova

Cara Sonja,

come stai? Come stanno tuo padre, Katerina Ivanovna e i bambini? Alla fine i soldi sono bastati a comprare le scarpine a Pòletschka e a Lènja? Quelle che avevano erano tutte a pezzi. Hai avuto notizie di mia sorella e di mia madre? Dì a Dunja di non stare in pensiero per me.

In questo momento mi trovo nella regione della Priazovia, nella città di Mariupol. È una bella giornata, ma la polvere della devastazione offusca l’occhio del cielo e quelli che un tempo erano tranquilli sobborghi e villaggi sono diventati cumuli di macerie. Nella desolazione della guerra la desolazione della natura: gli alberi sono spogli, nelle aiuole delle piazze spuntano qua e là, piegati su loro stessi, degli esili fili d’erba e l’acqua fredda e sporca del fiume Kal’mius trasporta i detriti delle case. Oltre al vociare dei soldati e al rumore dei caccia militare, ogni tanto si sente il latrato di qualche cane in lontananza. Mi manca sentire il canto degli uccelli. Il bubbolio della guerra mi accompagna anche nel sonno; non ricordo più quale pace può esserci nel silenzio. Sonja, mia cara, anche l’odore qui è quello della guerra, della guerra e della morte, un odore che punge il naso ma a cui ormai sono abituato. Aguzzando lo sguardo riesco ancora a scorgere due colonne di fumo nero che provengono dal teatro cittadino che abbiamo bombardato ieri. Il posto è spaventoso, ma in compenso tranquillo. Il fuoco ucraino è cessato da qualche ora: i nemici stanno sicuramente piangendo i loro morti.

Non piangere Sonečka, tutto ciò è necessario. Credi che Licurgo, Solone, Maometto e Napoleone si siano fatti qualche scrupolo? E Putin? Non è forse la stessa cosa? Perché dovrei preoccuparmene io, io che eseguo solo gli ordini, io che contribuisco alla grandezza della mia patria? Dopotutto non sono anch’io un grande uomo? Io non voglio essere un uomo ordinario; voglio essere un uomo straordinario. Mentre i primi si limitano a conservare il mondo e ad aumentarlo numericamente, i secondi lo muovono e lo conducono verso la meta. Ricordi cosa avevo scritto in quel mio articoletto? Gli uomini si suddividono in due categorie: la categoria inferiore, quella degli uomini ordinari, che è composta di materiali che servono unicamente a procreare individui simili a loro, e quella degli uomini veri e propri, che hanno il dono o la capacità di dire nel loro ambiente una parola nuova. Alla prima categoria appartengono quegli uomini conservatori e morigerati che vivono nell’obbedienza, la quale per loro non è una cosa umiliante, mentre alla seconda categoria appartengono i sovvertitori, coloro che, per attuare la propria idea, si autorizzano in animo loro a passare oltre il sangue senza scrupoli di coscienza. L’uomo straordinario ha un suo diritto personale di permettere alla propria coscienza di superare certi scogli. Perché allora dovrei farmi fermare da certi ostacoli morali? Sì, ho ucciso in questa guerra, ma erano tutti soldati ucraini, nemici. Era necessario, capisci?

Tuttavia proprio questa mattina è successo qualcosa a cui non riesco a smettere di pensare da tutto il giorno. Devi sapere che qui il servizio più penoso tocca alla vedetta posta sul confine, compito che la scorsa notte è toccato a me. Avevo quasi finito il mio turno quando all’improvviso, al primo chiarore dell’alba, la tranquillità fu rotta. Ho sentito un lieve fruscio provenire da dietro un arbusto. Mi sono avvicinato con il cuore che batteva all’impazzata. Ero convinto fosse una spia ucraina, invece era solo un’anziana. Il suo volto mi è rimasto sorprendentemente impresso: era solcato da rughe profonde, accentuate dalla polvere che vi si era insinuata, e anche i capelli grigi erano ricoperti dal fango e dalla sporcizia. Gli zigomi impressionantemente sporgenti, accentuati dall’eccessiva magrezza del viso, e la pelle olivastra, macchiata da ore di esposizione ai raggi solari, non facevano che accentuare l’età avanzata della donna. I vestiti erano di ottima fattura, ma logori e strappati, e, nonostante la temperatura non fosse molto bassa, si stringeva stretta stretta in uno scialle rosso impreziosito da ricami dorati che riflettevano la luce del sole. Era molto bassa, rattrappita, accartocciata su se stessa, evidentemente consumata dalla guerra. Non si è accorta subito della mia presenza. Sono rimasto a guardarla cercare qualcosa tra i cespugli per quello che mi è parso un lasso di tempo infinito, indeciso sul da farsi. Quando si è voltata i suoi occhi color ghiaccio, incorniciati da folte sopracciglia, mi hanno colto alla sprovvista. Vi ho letto la paura. Poi la morte. L’ho uccisa, Sonja. So cosa starai pensando mentre leggi queste parole: era solo una povera innocente. La guerra è spietata Sonja, ma tu cosa puoi saperne? Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque altro. Poco importa se siano soldati o no; sono pur sempre nemici. I grandi uomini non si fermano davanti al sangue, neppure dinanzi a quello degli innocenti.

Ti confesso però che la mente mi gioca brutti scherzi: ogni volta che chiudo gli occhi mi sembra di rivedere il suo volto. Non so perché mi abbia colpito in questo modo. Era solo una donna qualunque, una vita come le altre, eppure provo pietà nei suoi confronti e soffro quando penso a lei. Dopotutto la sofferenza è l’inevitabile dovere di una coscienza generosa e d’un cuore profondo. Credo che gli uomini veramente grandi debbono provare su questa terra una grande tristezza.

Ora devo salutarti perché la Russia ha bisogno di me. Aspetto tue notizie.

Con affetto,

                     Rodja

Castigo

Rodion Romanovič Raskol’nikov

              Sof’ja Semënovna Marmeladova

Mia cara Sonečka,

sono passati giorni dall’ultima lettera che ti ho scritto, ma non ho ricevuto tue notizie. Probabilmente non l’avranno nemmeno spedita e forse è meglio così perché la tua anima è troppo innocente e candida per essere macchiata dalle mie colpe. Non so perché mi sia preso la briga di procurarmi carta e penna per scriverti queste ultime parole dal momento che so già che non riceverai mai questa lettera. Nonostante ciò, anche solo scrivere il tuo nome mi fa sentire più vicino a te. Sonja, tu sei la mia luce in un abisso di ombre che ormai mi ha ingoiato.

Nella mia solitudine l’unica cosa che mi conforta è rileggere l’undicesimo capitolo del Vangelo di San Giovanni, quello della resurrezione di Lazzaro, perché mi ricorda quando fosti tu a leggermelo. Ho tutto chiaramente impresso nella memoria: la stanza giallastra e sudicia, il Nuovo Testamento tutto consumato, il canale che si intravedeva dalle finestre e il mozzicone di una candela che con la sua luce calda sembrava voler illuminare solamente il tuo volto, l’unica cosa degna di essere rischiarata in quella miseria.

In questo momento non saprei dirti dove mi trovo con esattezza; l’unica cosa che so è che sono in una cella russa. Sì, hai capito bene: russa, non ucraina. Ti chiederai come ci sono finito… ti accontento subito: era passata una settimana da quando avevo ucciso la vecchia e da allora la mia coscienza aveva iniziato a farsi ogni giorno sempre più pesante. Ormai il peso si era fatto insostenibile e, in un attimo di follia, sono fuggito senza una meta né un obiettivo. Non volevo scappare dalla guerra, o almeno non consciamente. Volevo scappare dai miei pensieri, dalla mia coscienza, forse addirittura da me stesso. Sapevo solo che dovevo allontanarmi da lì, ma mentre lo facevo i miei pensieri mi inseguivano e anche se provavo a correre più velocemente, loro tenevano il passo con me. Vedendo che era tutto inutile, stremato dalla corsa disperata, mi sono lasciato cadere al suolo nella leggera stanchezza del mezzogiorno. Da qual momento i miei ricordi sono confusi: ho sentito delle persone sopraggiungere di corsa, delle voci, qualcuno mi ha sollevato di peso e mi ha trasportato fino a qui. In Russia non siamo molto clementi con i disertori, quindi non so perché non mi abbiamo giustiziato subito, ma so che la fine è dietro l’angolo. Anche in questo momento riesco a percepire il respiro della Morte sul mio collo. È dietro di me, la sento, aspetta solo di potermi trascinare all’inferno con lei. Forse sarebbe stato meglio se mi avessero sparato subito, almeno mi sarei risparmiato tutto ciò. Essere rinchiuso in questo buco da solo con i miei pensieri mi sta facendo impazzire. Vivo in un perenne stato febbrile a cui alterno brevi momenti di lucidità, come questo. I secondi scorrono lenti come ore e ho perso completamente la cognizione del tempo. Non riesco a mangiare, non riesco a dormire, in alcuni momenti mi sembra di non riuscire nemmeno a respirare perché un peso mi schiaccia il cuore e mi lascia senza fiato. Ogni volta che chiudo gli occhi vedo il volto di quella vecchia e vi riconosco quello di tutte le altre persone che ho ucciso. Ogni notte in sogno rivivo quel momento e mi risveglio madido di sudore e con il cuore in gola.

La scorsa notte, dopo essermi destato di soprassalto, attraverso una minuscola feritoia, l’unica che c’è, ho intravisto una luna piena e rossa come mai ne ho viste in vita mia e davanti a quello spettacolo della natura per la prima volta dopo molti mesi ho provato una sensazione di pace. I raggi lunari si facevano strada attraverso le sbarre della piccola finestrella illuminando soffusamente lo spazio circostante la mia branda. Il silenzio sembrava assoluto, ma aguzzando meglio le orecchie si riuscivano a udire in lontananza i colpi dei bombardamenti. La brezza primaverile della notte sembrava avvolgermi e per un attimo ho dimenticato la mia condizione, ma quando ho abbassato lo sguardo un urlo spontaneo mi è sorto direttamente dalle profondità dell’animo. Le mie mani erano macchiate del sangue della vecchia e di tutte quelle persone, soldati e civili, che avevo assassinato. Reso pazzo dalla disperazione ho provato a lavarlo via, ma nulla sembrava funzionare, anzi più provavo a sfregarlo più la macchia rossa sembrava allagarsi e l’odore metallico del sangue entrarmi nelle narici. Dopo quelle che mi sono parse ore, stremato e sconfitto, sono ricaduto in un sonno tormentato. Al mattino tutto era svanito, ma il cuscino era ancora bagnato dalle mie lacrime. Quel sangue c’era davvero? Era un effetto ottico provocato dalla luce lunare? O me lo sono immaginato? Credo che la pazzia si stia impossessando della mia mente. O forse sono già completamente impazzito e non me ne rendo conto.

La carta è quasi finita quindi devo concludere questa lettera. Da’ a mia madre e a Dunja un bacio da parte mia e promettimi che ogni tanto passerai a trovarle e che ti occuperai di loro se necessario. Abbraccia Razumichin e digli che è stato un buon amico e che lo ammiro molto: è sempre stato tutto che volevo diventare e che mi illudevo di essere. Quanto a te, Sonja, ti ho voluto molto bene. Spero che conserverai per sempre quell’innocenza così pura che mi ha colpito di te. Non piangere per me, non me lo merito.

Addio Sonja         

Rodja

*

Bibliografia selezionata:

F. Dostoevskij., Delitto e castigo, a cura di D. Rebecchini, Feltrinelli, 2013

W. Shakespeare, Macbeth, in Tutte le opere. Vol. 1: Le tragedie, a cura di F. Marenco, Milano, Bompiani, 2015

Μάλκωμ

Irene Mignone immagina il seguito dell’opera teatrale shakespeariana Macbeth collocandolo nel contesto e nella forma della tragedia greca. La riscrittura è stata svolta nell’ottica del corso di Letterature Comparate B mod.1 della Professoressa Chiara Lombardi – Coscienza e Verità: narrativa, poesia, teatro (2022-2023).

 “Scrivendo questa tragedia ho voluto esplorare il tema del libero arbitrio e della coscienza in relazione al male. Mi ha affascinato l’idea di collocare la vicenda nella Grecia dell’età degli eroi: offriva la possibilità di sviluppare questi argomenti in una prospettiva nuova, diversa da quella cristiana che caratterizza Macbeth”.

*

ATTO PRIMO

Scena i

Entra ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
Terribile è l’uomo destinato alle cose grandi: la mia vita ha raggiunto vette inimmaginabili, ma il suo corso è stato interrotto con la forza. Nato nobile, possedevo a mala pena la terra necessaria a non disonorare il nome degli antenati. Né gli amati genitori, né i prodi compagni, né la moglie fedele pensavano che io, Macbeth, avrei dominato da re questa vasta e fertile isola.
Lieto era ciò che la corona portava con sé: lieto il denaro, lieto il potere, liete le mille prelibatezze. Ma non riuscivano che a intorpidire il mio profondo male, un male da me accolto volentieri poiché bussava alla mia porta in compagnia di una fortuna ritenuta grandissima.
Pensavo di fare un bell’affare, e per il grossolano gioiello della corona ho scambiato il diamante più limpido: ma né le ricchezze di Mida né quelle di Creso comprano la purezza del cuore e l’animo leggero. Nessun vino annebbia la consapevolezza del torto, nessun piacere ne placa le piaghe del petto.
Ora abito gli inferi: e la mano che mi ha crudelmente ucciso impugna il mio scettro come io ho impugnato quello di suo padre.
È sempre vero che l’uomo che si è voluto innalzare ai cieli subisce una caduta senza pari.

Entrano ΑΙ ΓΥΝΑΙΚΕΣ ΤΗΣ ΟΙΚΙΑΣ

Ma ecco, le donne del palazzo: loro hanno negli occhi gli orrori più atroci e le loro voci pronunciano verità.

ΑΙ ΓΥΝΑΙΚΕΣ ΤΗΣ ΟΙΚΙΑΣ
Il sangue lascia macchie indelebili
sui raffinati tappeti orientali
come sulle mani di chi uccide;
lunghe le notti spese a strofinare
i segni degli atti dettati dal male
che alberga anche negli animi più chiari.
Nulla come la colpa sa possedere
il petto e la mente dell’uomo reo
rendendogli le miti notti insonni
e i più raffinati piaceri vuoti:
la desolazione di un animo
non viene colmata da tasche piene.

Exeunt

Scena ii

Entra ΜΑΛΚΩΜ, ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ

ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  
Salute, Malcom, mio fratello e signore.

ΜΑΛΚΩΜ
A te sono stato fratello sin dal ventre materno, e tale sarò fino alla fine dei giorni, ma aspetta a rivolgerti a me come signore.

ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  
Ma tu sei re di questa terra per merito e per diritto: e quando domani mattina la tua fronte indosserà il diadema allora lo sarai anche secondo gli dèi. Dimmi, temi che a loro non piaccia che io ti saluti come meriti?

ΜΑΛΚΩΜ
Ancora non è il momento opportuno. Gli dèi sanno essere invidiosi delle faccende umane.

ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  
Gli dèi hanno predisposto ogni buon augurio per il tuo regno: i sacrifici sono stati fatti e le libagioni versate. Guarda il porto oltre le mura: il carro del sole terminando il suo corso ti ha portato una nave, che proprio ora attracca al molo. È il legno più splendido che abbia mai toccato il mare, costruito dalle sapienti mani dell’Anatolia: non esiste onda che non si infranga distrutta sulla sua chiglia. Poseidone stesso piange la sua grandezza.

ΜΑΛΚΩΜ
Parli troppo Donalbain. La nave è bella ma poco conviene all’uomo compiacersi della sua condizione. Come procedono i preparativi?

ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  
Tutto è come hai stabilito.

ΜΑΛΚΩΜ
E gli invitati?

ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  
Sono arrivati messaggeri da ogni dove a portare auguri di longevità al tuo regno: i più grandi uomini di tutta la Grecia accorreranno qui a renderti omaggio. Non c’è nobile di questo mondo che non riconosca la tua grandezza.

ΜΑΛΚΩΜ
Questo mi allieta. Ma ora gli occhi sono stanchi e la mente chiede di riposare. Spero di trovare nostro padre nei miei sogni e di potergli chiedere consiglio.

ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  
Potrà il padre soddisfare qualunque questione ti dia preoccupazione. Sii riposato per gli eventi di domani.

Esce ΔΟΝΑΛΒΑΙΝ  

ΜΑΛΚΩΜ
La luna induce sonno o irrequietezza a seconda della predisposizione dell’animo. Questa è una notte serena, eppure gli ultimi rivolgimenti ancora mi tormentano. Ormai ho ucciso il responsabile dei miei antichi affanni e delle ingiustizie verso il mio popolo, eppure sono ancora incandescente di rabbia. Non mangio più, non dormo più: sono consumato da un impeto insaziabile. Vendicare l’uccisione di mio padre è stato come bere una tazza di acqua di mare, poiché ha acceso in me la sete che doveva spegnere e che ora non ha soluzione.
Ma forse non è bene soffermarsi sulle preoccupazioni: se l’uomo da cui ho ereditato il trono non vorrà portarmi consiglio questa notte allora vorrà dire che non lo necessito. E che quindi domattina, con il diadema in fronte, vedrò tutto più chiaramente…

Entra ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ

La rabbia mi inganna, i miei sensi intorpiditi dal banchetto mi mentono: chi vedo in quell’angolo è un’illusione, e non la forma spregevole del vecchio usurpatore.

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
Non ti ingannano i sensi, sei tu stesso a  ingannarti: io sono ciò che resta del terribile Macbeth e non sarà un diadema a regalarti pace da questa tua guerra.

ΜΑΛΚΩΜ
Macbeth, non è questo il tuo nome. Ho conficcato la mia lama nel suo collo, l’ho bagnata del suo sangue bollente: se tu sei lui, ciò di cui sono in presenza è altro che uomo.

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
Ho smesso di essere uomo quando ancora respiravo, Malcom, e ora non sono niente di meno di quel che fui quando morì. Non è il corpo a suonare l’ultimo battito di un cuore puro.

ΜΑΛΚΩΜ
Oh sventura degli uomini, i morti camminano con i vivi e la voragine del caos si è aperta! Dimmi, i tuoi delitti sono stati tanto efferati da spalancare le porte dell’Ade?

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
I miei delitti sono uguali ai tuoi e così saranno le punizioni.

ΜΑΛΚΩΜ
Di cosa stai parlando, scellerato? I fiumi delle nostre vite potranno anche essersi intrecciati ad opera dei tuoi atti empi: ma nel mio fiume scorre ancora acqua limpida, nel tuo putrida, corrotta. Niente mi avvicina al tuo rovinoso destino.

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
Non sei che un ingenuo. Il mio fiume termina dove il tuo si ingrossa e la mia putrida acqua sta lentamente contaminando la tua. Se ancora non vedi cosa ci accomuna è perché non vuoi vedere: tu sei votato alla mia stessa fine.

ΜΑΛΚΩΜ
La tua fine l’hai decretata tu stesso con le tue azioni impronunciabili: tu hai deciso di infrangere le leggi dei mortali per vestire la corona.

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
La corona era il mio destino, e la fortuna va condotta affinché non ti trascini. Ho sofferto molto per le mie azioni, ma non è in dubbio che andassero fatte. L’oracolo parlò chiaro quel giorno, quando andai a Delfi per conoscere l’esito della guerra di tuo padre: dovevo diventare re, ed ero pronto a farlo a qualsiasi costo.

ΜΑΛΚΩΜ
Non parlarmi di mio padre! Non dopo che lo uccisi con l’inganno, tradendo la sua fiducia. Domattina sarò incoronato e ristabilirò una volta per tutte la linearità del regno. Tu non sarai altro che una perversa nuvola scura all’orizzonte di un cielo terso: da lui io discendo, in suo nome condurrò un regno giusto.

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
No, assassino, il tuo regno discende dal mio: sono io il predecessore che hai tanto invocato e per questo ora appaio davanti a te. Hai usurpato il trono proprio come feci io e presto ne vedrai le conseguenze.

ΜΑΛΚΩΜ
Sei venuto in un mondo non tuo a dirmi menzogne per spaventarmi?

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
Sono venuto a darti il consiglio che cerchi con così tanta alacrità: ebbene sì, ciò che senti crescere in te è malvagio. Poche altre passioni corrompono gli uomini come quella per il potere. No, non scomparirà una volta sedutoti sul trono, anzi, ad ogni gradino della tua scellerata scala di ricchezze si farà più potente. Credi alla parola di chi l’ha percorsa prima di te.

ΜΑΛΚΩΜ
Non un dio, non un oracolo mi sta parlando di queste cose terribili: chiedo allora per quale motivo dovrei credere ad un uomo malvagio al quale ho dato motivo di ostacolarmi. Non ripongo nessuna fiducia in te, non dopo che mio padre ha errato nel farlo; eppure le parole che pronunci mi precipitano nel dubbio. Quindi andrò a Delfi, stanotte, sul mio nuovo legno, a sentire cosa mi aspetta oltre la soglia del futuro: allora sapremo con certezza quanto la mia natura sia diversa dalla tua, e quanto i nostri regni e le nostre vite divergano. Gli dèi, non gli spettri della vita passata, custodiscono le chiavi del futuro.

ΤΟ ΦΑΝΤΑΣΜΑ ΤΟΥ ΜΑΚΒΕΘΟΣ
Non ho obiezioni mio re: d’altronde Delfi è il luogo della verità.

Exeunt


ATTO SECONDO

Scena i

Entra ΠΥΘΙΑ

ΠΥΘΙΑ
I confini della grande Grecia non riescono a contenere il vasto numero dei seguaci di Apollo. Da ogni angolo del mondo, a piedi, a cavallo, per nave, giungono a Delfi per cercare risposta, per chiedere al dio uno sguardo al futuro. Quante e quali questioni mi affidano in cura! Gli esiti delle battaglie, la ricchezza, la salute, l’amore: non c’è interrogativo che non mi sia stata rivolto.
Gli dèi abbondano di conoscenza: e come cani sotto i loro tavoli imbanditi gli uomini venerano, pregano, e sacrificano per elemosinarne gli avanzi. Ma persino le briciole di questo banchetto celeste sono inarrivabili per la piccola natura umana.
Di chi ha posato piede su questa terra non esiste figlio di donna o di dea che sappia far cantare una lira come Apollo: la sua poesia è miele alle orecchie e le sue parole cadono come fiocchi di neve. Ma queste sono ugualmente limpide quanto torbide, disvelano e occultano, percorrono il limite dell’intelletto umano: solo a chi conosce il linguaggio del canto disvelan segreti di stoffa ancestrale.
Il Febo dono della poesia porta alle soglie della conoscenza divina: placa dal dolore del vivere gli animi che sanno ascoltare.

Entra ΜΑΛΚΩΜ

ΜΑΛΚΩΜ
Buona sia la notte a te, sacra Pizia.

ΠΥΘΙΑ
Buona a te nobile Malcom. Hai versato il vino e sgozzato il capretto?

ΜΑΛΚΩΜ
Tre sono i capretti che ho offerto al tuo dio affinché sia propenso ad essere chiaro.

ΠΥΘΙΑ
È naturale che sia così: tu sei un re e pensi che persino il consiglio di Apollo si possa corrompere, quando il mio dio non coglie i frutti del denaro. Ma non c’è da preoccuparsi, egli leggerà la purezza delle tue intenzioni. Esse sono pure?

ΜΑΛΚΩΜ
Spero di sì, oh sacerrima.

ΠΥΘΙΑ
Quale dubbio ti spinge dalla tua terra fino al mio antro a questo punto della notte?

ΜΑΛΚΩΜ
Un dubbio che solo chi conosce le leggi degli dèi può sciogliere, e che temo metterà in pericolo il mio futuro.

ΠΥΘΙΑ
Teme il futuro chi vorrebbe cambiare il proprio passato; il tuo segue i tuoi passi come un vecchio cane randagio. Un peso grande come il tuo può solo essere frutto di un atto contro la natura, uno di quegli atti che, purtroppo, non lasciano molto spazio a un resto della vita pacifico. Parla, che atto hai commesso?

ΜΑΛΚΩΜ
Ebbene sì, il mio passato è macchiato da un delitto che non solo temo rovini la mia esistenza, ma che deturpi anche il nobile tessuto della mia stirpe. Un uomo è spirato sulla mia lama. Ma pur se ho commesso questo grave atto avevo una giusta causa, una causa legittima: stavo vendicando mio padre, il re di diritto.

ΠΥΘΙΑ
Tu sei quindi il figlio di Duncan, e uccisi quel Macbeth che qualche tempo fa percorse la tua rotta e che sedette sul tuo trono come tuo padre.

ΜΑΛΚΩΜ
Non come mio padre! Mio padre fu un re buono, giusto e nobile, di una stirpe originaria della nostra terra: unta dagli dèi per governarla. Macbeth non è altro che un tiranno, salito al trono quand’era ancora insanguinato.

ΠΥΘΙΑ
Se un tiranno è colui che scalza un sovrano per rimpiazzarlo allora Macbeth è salito al trono in modo non meno giusto di te, quindi non compiacerti, mortale, della tua stirpe: la statura della più alta montagna non è che un granello di sabbia di fronte alla grandezza divina. Macbeth ha rivendicato la corona per certo destino.
Questa è la verità: hai ricevuto da tuo padre una prospettiva di potere, non più legittima, non più giusta di quella che Macbeth ricevette da me a suo tempo. Quando le condizioni si sono mostrate avverse a questo tuo desiderio malato, hai deciso di attuare con i suoi stessi mezzi i tuoi piani.

ENTRAMBE LE VIE DEL CROCICCHIO PORTANO ALLA STESSA LAMA

Questo mi dice il dio con i dolci fumi della terra. Non sei che deviato dalla promessa di un qualche insulso potere. Ora va. Vivi insieme alla tua colpa. Il dio non ha nient’altro da dire.

Entrano ΑΙ ΓΥΝΑΙΚΕΣ ΤΗΣ ΟΙΚΙΑΣ

Come la muffa attacca le cantine
anche dei palazzi splendenti dei re
e dimenticata, crescendo al buio
divora le solide fondamenta;
così il male e la sete di potere
se incolte distruggono ogni uomo.
Non molto è dato in questa triste vita
a chi non è nato da ventre divino o
dalla nobile stirpe degli eroi;
se non la mitezza dell’esistenza
che ottunde il sorgere di passioni
troppo grandi a sopportarsi dal cuore.

Exeunt

Scena ii

Delfi, esterno

Entra  ΜΑΛΚΩΜ

ΜΑΛΚΩΜ
ENTRAMBE LE VIE DEL CROCICCHIO PORTANO ALLA STESSA LAMA: è con queste parole che riemergo dall’antro della verità. Opaco è il febo intelletto  nei confronti della stirpe degli uomini, eppure questa volta le parole concessemi sono limpide come l’acqua del mare. Morirò per una lama, ma non sarà la lama della battaglia, concessa ai grandi eroi e reputata da noi tutti la più bella tra le morti: no, la mia lama sarà la stessa che ha ucciso quell’uomo ignominioso, quella del tradimento, dell’assassinio. Quanto deve essere definitivo il mio destino perché nella profezia non ci sia spazio per ambiguità? Com’è possibile che un uomo che pensi di agire nel giusto si veda posto al pari di uno degli uomini peggiori mai esistiti? Se la mia vita è da paragonarsi a questo bivio che ora mi si presenta di fronte, non ricordo di aver mai percorso la strada in discesa, e quindi chiedo – a chiunque sia da imputare per le questioni del destino – com’è possibile che io sia diretto verso il baratro?

Entra  ΕΚΑΤΗ, insorgendo dall’edicola

ΕΚΑΤΗ
Mortale, io non del destino nacqui dea, ma delle arti che sondano tutte ciò che è oscuro e ambiguo: Ecate mi chiamano per le mie cento e cento forme.

ΜΑΛΚΩΜ
Oh Ecate! Questa notte più di un’apparizione mi ha impedito la quiete del corpo e dell’anima: mi sembra di non parlare con un uomo da anni e anni. Dimmi, sei venuta a fornirmi un farmaco che acquieti questa febbre dello spirito?

ΕΚΑΤΗ
Non esiste farmaco che sia terreno o divino a placare la malattia che ti affligge e che tu stesso fatichi a capire. Lo svolgersi di questi ultimi eventi ha appagato la mia natura e ristorato le mie capacità: una notte come questa si è manifestata non troppi anni fa, ma penso che tu questo già lo sappia. Non capita spesso che un uomo percorra la linea di ciò che è e ciò che non è.

ΜΑΛΚΩΜ
Ti prego, non paragonarmi ancora quell’uomo proprio quando l’oracolo, fonte di verità, ha paragonato il corso della sua vita al mio: alle soglie del futuro mi aspetta la stessa morte di Macbeth.
Io non capisco: conduco la mia vita timoroso degli dèi e nel modo che ritengo più giusto e saggio, eppure non faccio altro che errare. Accetto, quando proviene dalla Pizia, il giudizio che paragona le mie azioni a quelle di Macbeth: accetto di non avere le capacità di vedere i fili del destino che hanno mosso entrambe. Eppure non riesco ad assumermene le responsabilità, non vedo perché chi agisca seguendo l’utile e il giusto debba ricevere la stessa punizione di chi si è lasciato persuadere dal male in quella misura.

ΕΚΑΤΗ
Non è la prima volta che sento i discorsi degli uomini, eppure non posso che sorprendermi nuovamente di fronte ai limiti del vostro pensiero. La tua conoscenza delle cose non potrebbe essere più infima: chiedi al dio del razionale di conoscere il tuo destino, chiedi al destino di conoscere le oscurità del tuo animo. Rivolgi le tue domande alle porte sbagliate e interpreti le risposte senza comprenderne il significato.
Nati nel sangue, siete destinati a soffrire. Non perché noi dèi ne traiamo giovamento, poco importa all’essere perfetto di ciò che sta al suo esterno: ma perché né Apollo né lo stesso Zeus controllano nel profondo l’incedere delle vite umane.

ΜΑΛΚΩΜ
Chi se non i potenti dèi determinano il destino e le vicende terrene?

ΕΚΑΤΗ
Tre sono le strane sorelle che determinano il corso delle vostre vite. L’una ne tesse lo stame, e per questo è chiamata Cloto; Lachesi girando il fuso sapientemente al filo d’oro lo stame bianco o lo stame nero a suo piacimento; ma è la maggiore, Atropo l’inflessibile, a reciderne il filo con la lama. Gli dèi nulla possono di fronte alla volontà delle Moire.

ΜΑΛΚΩΜ
Stai tentando di dirmi che neanche Apollo può scrutare oltre a quella cortina? Che non devo ritenere veritiera la profezia che ho ottenuto? Dimmi, te ne prego, che è quella delle Moire la lama di cui parla!

ΕΚΑΤΗ
Non è questa tutta la verità. L’intelletto di Apollo arriva ben oltre il suo potere. Il filo della tua vita e quello di quell’altro mortale sono indissolubilmente annodati, e non soltanto dall’atto empio dell’omicidio: la colpa, germe del dubbio e figlia del male, ti ha votato a quella rovinosa caduta che tanto temi. Così è stato deciso fin dal principio. Non rimane che scorrere il filo da capo a coda.

ΜΑΛΚΩΜ
Maledetto quel demone che stanotte mi ha colto nella mia reggia! Maledetto quel giorno scellerato in cui vidi la luce, piangendo nel sangue caldo di mia madre. La lama di un assassino mi aspetta alle soglie del futuro, per punirmi di un atto che non ho deciso di commettere, e non c’è scampo al volere del Fato.

ΕΚΑΤΗ
Ancora non capisci, mortale: non per una qualche tua colpa, non per la tua condotta nel regno dei vivi sei destinato a morire. Non c’è ragione nell’ordine delle cose, non c’è disegno oltre l’apparente coerenza. La vita, come tu la puoi conoscere, non è che un capriccio di forze che non puoi  controllare e per le quali dovrai perire.
E non per la lama di un qualsiasi assassino: come disse la Pizia, morirai con la lama che ha ucciso Macbeth.

ΜΑΛΚΩΜ
Tutto è perduto, nulla rimane: crollano i palazzi delle mie certezze, il mio futuro è fatto di rovine scabre. Se nella stretta veste della Necessità non c’è spazio per respirare liberamente, allora io decido di smettere di mia sponte.

ΜΑΛΚΩΜ sguaina la spada

Mortale, questo mi chiami perché questo sono: un essere per caso, un pensante collaterale. Il senso e compimento della mia esistenza deve essere la morte.

ΜΑΛΚΩΜ si uccide

Exeunt

Sipario